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Salute e Sicurezza sul lavoro. Le priorità della CISL per la stesura di una Strategia nazionale di prevenzione

20 febbraio 2017  - Con la ripresa dei lavori della Commissione consultiva permanente, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è tornata evidente la condizione di mancanza nel Paese, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, di una  Strategia nazionale di prevenzione.  A tale riguardo non solo è stata accolta la richiesta fatta con forza dalla Cisl  di isittuire un Comitato speciale, a carattere tripartito, per la redazione della bozza della Strategia, (di cui la responsabilità finale del documento è prevista, dal DLGS 81 del 2008, in capo alla Cabina di regia, ex art.5 (Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro), ma è stato anche convocato il tavolo.

La Cisl pertanto, su richiesta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e  ritenendo utile offrire ai lavori del tavolo, al sistema Stato-Regioni e alle Parti sociali, quelli che per  l'organizzazione dovrebbero essere i punti cardine di una Strategia nazionale di prevenzione, ha elaborato e consegnato un documento di sistema e di contenuti, partendo dalla riflessione che "se ad oggi molti sono gli sforzi e gli impegni delle singole forze in campo, a riguardo, ancora pochi  sono i risultati  alla luce dei dati relativi agli accadimenti infortunistici e le malattie professionali. E per questo occorre intervenire soprattutto sul livello organizzativo e sistemico per definire una più forte collaborazione fra i diversi soggetti impegnati sulla salute e sicurezza, e tra questi e le parti sociali.
Tracciando, in sintesi, le linee centrali della proposta presentata, due gli assi cardine :

  • la Strategia nazionale, non può essere un mero programma di attività, ma deve essere coerente con le indicazioni europee sulla materia ed avere un carattere pluriennale di sistema, che renda più coerente e armonico l’impegno dei diversi soggetti oggi attivi e responsabili in materia di prevenzione negli ambienti di lavoro. Così, nel rispetto, del modello a legislazione concorrente, su cui si basa la materia della salute e sicurezza sul lavoro in Italia, occorre che la Strategia, di cui la responsabilità è in capo ad una Cabina di regia, composta dai ministeri competenti e le regioni, tenga insieme il livello nazionale e il livello locale. In tal senso, nella Strategia devono trovare giusta armonizzazione il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP), con le sue declinazioni rappresentate dai diversi Piani Regionali di Prevenzione (PRP), quali basi di lavoro per quei Comitati, ex art.7 (Co.Re.Co), che ancora oggi, in molti territori, non hanno ancora espresso la loro piena potenzialità. La Strategia, poi,deve articolarsi e concretizzarsi in dei Piani d’azione annuali, nei quali si dovranno definire gli obiettivi intermedi anche, sulla base dell’analisi dei dati oggi disponibili del livello infortunistico e delle malattie professionali;
  • la Strategia nazionale, inoltre, nel rispetto del modello tracciato dal legislatore del DLGS 81 del 2008, di derivazione comunitaria, deve delineare, nell’ambito dei Piani annuali d’azione, le modalità operative per praticare il modello partecipativo, in tutti gli ambiti di intervento di carattere prevenzionale, sul livello nazionale e locale.

(Svolta, ad oggi, solo una riunione del Comitato speciale per la redazione della (bozza) di Strategia nazionale di prevenzione, auspichiamo che, in tempi brevi, si giunga ad avere un tale documento programmatico che possa tracciare quella linea di politiche di prevenzione che, fino ad oggi, sono mancate nel nostro Paese, favorendo, spesso, interventi di modifica legislativa non coerenti e/o necessari, al raggiungimento di concreti obiettivi di miglioramento delle condizioni di lavoro di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.)

 

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