Industria: una breve indagine del Ministero dello Sviluppo Economico sui tavoli di crisi

20 Febbraio 2018 - Il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo in rete una breve indagine riguardante i tavoli di crisi aperti nei principali settori del panorama industriale del Paese, che vengono gestiti dalla specifica unità tecnica. L’analisi, viene suddivisa in quantitativa e qualitativa e copre il periodo 2012-2017. I tavoli aperti hanno riguardato da un minimo di 118 casi nel 2012 al massimo di 180 casi nel 2017 (il numero è riferito sempre al totale dei casi, che non vanno quindi sommati, necessitando in gran parte dei casi un lavoro lungo diversi anni), con un incremento dei lavoratori coinvolti che ha avuto un picco di 180.000 unità. Quest’ultimo dato però è legato al fatto che in alcuni anni sono stati trattati casi di grandi aziende (es. Alitalia ed Almaviva che da sole occupano oltre 20.000 persone).

Sono stati coinvolti tutti i settori produttivi, anche se in maniera diversa. Avendo come metro di misura l’impatto sul numero dei lavoratori coinvolti, l’elettrodomestico evidenzia una crisi sistemica, essendo presente quasi tutti gli anni con un alto numero di dipendenti, mentre l’automotive e la componentistica dal 2015 non sono praticamente più presenti e l’agroalimentare è presente un solo anno.

Da un punto di vista qualitativo va fatto notare che le ragioni della crisi sono sempre in maggioranza indotte da fattori endogeni, come le difficoltà finanziarie, i processi di ristrutturazione o un insieme di motivazioni. I fattori esogeni, che in media pesano circa per il 40% delle ragioni di crisi, sono per lo più dovuti a crisi di mercato e alla contrazione della domanda.

Significativo e positivo è che tra il 2016 e 2017 sono state risolte positivamente 62 vertenze (Bridgestone, Micron di Avezzano, Italtel, Saeco, Whirlpool-Indesit, ecc). In 45 casi si è avviato un processo di reindustrializzazione con l’intervento anche di nuovi investitori. Purtroppo bisogna contare anche 21 casi senza soluzione e con chiusura dell’attività.

Nel complesso quindi l’attività dell’unità di gestione delle crisi di impresa ha svolto un lavoro prezioso. A sostegno dei processi vertenziali vi sono state anche le diverse proroghe degli ammortizzatori sociali, sia quelle per le aree di crisi complessa che quelle per le imprese coinvolte in percorsi di ristrutturazione.
(Per coloro che hanno vissuto le vertenze in prima persona è chiaro che laddove si riesce a creare un percorso virtuoso di collaborazione tra tutte le parti in causa, è più facile arrivare a soluzioni positive o con un impatto meno negativo rispetto ai lavoratori. I percorsi sono complicati ed il fattore tempo, come viene riconosciuto dalla stessa analisi del Mise, è una determinante fondamentale per la riuscita dei tavoli. Le vicende di Alcoa ed Ideal Standard per molti versi possono essere paradigmatiche, sia della complessità che del coinvolgimento delle parti per arrivare ad una soluzione positiva).

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