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Veneto. Libro Verde Cisl: un Patto sociale per lo sviluppo del Territorio e del Paese

27 Ottobre 2026 | Dai Territori > Veneto

Veneto. Libro Verde Cisl: un Patto sociale per lo sviluppo del Territorio e del Paese

27 Ottobre 2026 | Dai Territori > Veneto

Oltre settecento delegate, delegati e quadri della Cisl del Veneto si sono ritrovati oggi, alla Fiera di Vicenza per discutere del “Libro Verde per il Patto sociale – Costruiamo insieme l’Italia di domani”, di recente elaborato dalla Cisl nazionale.

Dopo i saluti dell’Assessore regionale Paola Roma e del sindaco di Vicenza Giacomo Possamai e la relazione introduttiva del Segretario generale di CISL Veneto, Massimiliano Paglini, delegate e delegati hanno illustrato i punti principali del Libro Verde, calandoli nella propria realtà ed esperienza. A concludere i lavori è stata la Segretaria generale di CISL nazionale, Daniela Fumarola.

Il Libro Verde consta di più di 120 proposte suddivise in 11 aree tematiche prioritarie, che Cisl offre al dibattito pubblico, su crescita, salari, lavoro, welfare, casa, formazione, innovazione, partecipazione, coesione sociale.

“Il Libro Verde è un autentico progetto per il futuro del Paese – sottolinea il segretario generale regionale Massimiliano Paglini, ricordando come CISL Veneto abbia contribuito con idee, esperienze e iniziative – Non è soltanto un documento programmatico, ma la manifestazione di un’ambizione: quella di un’organizzazione che non si limita a presidiare le emergenze ma sceglie di misurarsi con le questioni strutturali del Paese”.

In questo senso CISL Veneto, declinando le linee guida sul territorio, vuole farsi promotrice di un Patto per lo sviluppo del Veneto, con l’obiettivo che la nostra regione diventi “uno dei luoghi in cui il Patto sociale sostenuto a livello nazionale trovi una traduzione concreta, ambiziosa e verificabile”.

“Il Veneto non può limitarsi a difendere ciò che è stato, deve progettare ciò che vuole diventare, ritrovando una crescita all’altezza delle sue potenzialità – ribadisce Paglini – Dobbiamo rafforzare le reti tra piccole e medie imprese, investire nell’economia della conoscenza, collegare università, centri di ricerca, ITS e sistema produttivo. Dobbiamo fare della formazione continua un diritto della persona e una condizione della competitività. Dobbiamo affrontare la questione energetica, le infrastrutture, la mobilità pubblica, le transizioni ambientali e digitali. Dobbiamo restituire ai giovani la possibilità di scegliere il Veneto non soltanto come luogo nel quale nascere, ma come terra nella quale costruire il proprio futuro”.

Decisivo è, soprattutto, il rapporto tra ricchezza prodotta e ricchezza distribuita: “Se un territorio cresce, mentre una parte delle persone fatica a vivere del proprio lavoro, dobbiamo interrogarci sulla qualità di quella crescita. Non ci basta un Veneto che produce di più. Vogliamo un Veneto che distribuisce meglio, investe sulle persone e crea opportunità. Non significa contrapporre lavoro e impresa. Significa riconoscere che la loro relazione, governata attraverso contrattazione e partecipazione, può diventare la principale forza dello sviluppo, dentro la più ampia visione nazionale della CISL per un nuovo Patto sociale”.

La segretaria generale nazionale Daniela Fumarola, concludendo i lavori, ha affermato: “Il cammino che ci porta qui lo abbiamo scelto con convinzione, perché quello che serve oggi al Paese non è incendiare i rapporti sociali, le relazioni industriali, le piazze. Servono dialogo, unità e coesione, obiettivi condivisi, la capacità di mettere insieme le energie e rimboccarsi le maniche.

Il Veneto è una delle grandi regioni produttive d’Europa. Ottanta miliardi di export l’anno, un euro su otto di tutto quello che l’Italia vende nel mondo, distretti che restano un modello, una manifattura che tiene anche negli anni dei dazi. L’hanno costruita il lavoro e l’iniziativa delle imprese, ma oggi fa i conti con costi energetici fuori controllo, filiere in difficoltà, tensioni commerciali e una tecnologia che corre.

La sfida è tenere insieme competitività e qualità del lavoro, crescita e coesione-Una regione può restare forte nei capannoni e diventare fragile nella capacità di distribuire bene questa ricchezza e di dare prospettive alle persone: salari che reggono, una casa, un nido, un ospedale che funziona”.

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