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Agricoltura. Report Fai-Cisl su salute e sicurezza: meno infortuni, più malattie professionali

24 Aprile 2026 | Categorie ed Enti CISL

Agricoltura. Report Fai-Cisl su salute e sicurezza: meno infortuni, più malattie professionali

24 Aprile 2026 | Categorie ed Enti CISL

Nel periodo gennaio-febbraio 2026 gli infortuni sul lavoro denunciati sono stati in totale 91.912, contro gli 89.556 di gennaio-febbraio 2025: di questi, 3.245 riguardano l’agricoltura. Mentre nel complesso gli infortuni sono aumentati, dunque, in agricoltura sono leggermente diminuiti, passando da 3.529 a 3.245, di cui 3.099 sul lavoro e 146 in itinere. Gli eventi con esito mortale sono scesi da 138 a 102 in totale, in agricoltura sono passati da 16 a 5.

È quanto emerge da un report della Fai Cisl sul lavoro agricolo in vista della Giornata mondiale del 28 aprile dedicata dall’ILO alla salute e sicurezza sul lavoro.

Tra gli aspetti preoccupanti evidenziati dal sindacato, la crescita delle malattie professionali. L’inizio del 2026 segna un aumento sia per uomini che donne: le denunce sono passate in totale dalle 14.917 del bimestre gennaio-febbraio 2025 alle 17.036 del 2026; significativo l’aumento anche in agricoltura, dove si è passati da 1.667 a 1.902 denunce per gli uomini e da 749 a 797 per le donne, per un totale di 2.699 denunce, contro le 2.416 di inizio 2025.

Lo studio completo della Fai Cisl, pubblicato nell’ultimo numero della rivista del sindacato, “Fai Proposte”, approfondisce anche gli anni 2020-2024 più i dati provvisori Inail del 2025: la tendenza, sempre con riferimento all’agricoltura, non ha subito grandi variazioni, a parte una importante diminuzione del 2,1% degli infortuni in occasione di lavoro.

Nel 2020 le malattie professionali denunciate sono state 7.520, l’anno seguente 9.151, poi 10.015, successivamente 11.484 fino ai 14.026 casi del 2024. Anche nel 2025, si configura un aumento delle malattie professionali, passate a 15.346 (+9,4%), mentre gli infortuni risultano diminuiti da 24.207 a 23.695, ma sono aumentati da 102 a 106 gli infortuni con esito mortale.

Mettendo insieme i tre indicatori, infortuni, incidenti mortali e malattie professionali, emergono nel lungo periodo tre elementi strutturali: stabilità dell’infortunio traumatico, persistenza di una soglia mortale stabile e non in riduzione, esplosione delle patologie croniche lavoro-correlate.

Il sistema agricolo italiano – si legge nel report – appare caratterizzato da una “progressiva cronicizzazione del rischio”: non aumenta l’evento acuto, ma cresce l’usura del lavoro nel tempo, per cui complessivamente il fenomeno delle malattie professionali in agricoltura appare in costante espansione in quasi tutte le categorie diagnostiche.

Per il sindacato bisogna agire su diverse direttrici di intervento, come il rafforzamento della contrattazione su ergonomia, pause, turnazioni e meccanizzazione, più investimenti in formazione continua obbligatoria, promozione della bilateralità attiva sulla prevenzione sanitaria, maggiore incidenza sulle politiche pubbliche affinché i fondi della PAC includano indicatori di sicurezza e salute nel lavoro, e infine la possibilità di ampliare la platea delle professionalità usuranti per garantire più tutele e maggiori agevolazioni nel maturare i requisiti per l’età pensionistica.

«Tra infortuni, incidenti mortali e malattie professionali – commenta il Reggente nazionale della Fai Cisl, Antonio Castellucci – l’agricoltura si conferma un settore ad alto rischio per lavoratori e lavoratrici. I dati restituiscono un quadro di sostanziale stabilità per l’andamento degli infortuni nel lungo periodo, ed evidenziano una crescita strutturale del rischio sanitario, per cui serve una riflessione non solo statistica, ma anche sociologica sulle trasformazioni del modello organizzativo del lavoro agricolo e sulle sinergie necessarie sui territori tra il mondo del lavoro e le istituzioni».

«La formazione, ad esempio – afferma Castellucci – deve partire dalle scuole, inoltre può essere maggiormente orientata su temi specifici, così come la sorveglianza sanitaria, con visite mediche periodiche che potrebbero essere più frequenti nelle macroregioni a più alto rischio, come il Sud per le malattie professionali e il Nord-Est per gli infortuni. Per le parti sociali si conferma una sfida a implementare le occasioni formative e informative, a rafforzare la consapevolezza e la prevenzione tramite più partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese e tramite il ruolo cruciale degli Rls, a utilizzare le innovazioni tecnologiche e l’intelligenza artificiale per migliorare la sicurezza nei siti produttivi, a valorizzare il ruolo della bilateralità sia nazionale che territoriale. La sicurezza – conclude il sindacalista – non può essere considerata un capitolo accessorio né un semplice adempimento burocratico: è una variabile produttiva e soprattutto un diritto fondamentale. Senza un salto di qualità organizzativo, tecnologico e contrattuale, oltre che nel ruolo degli enti ispettivi contro lo sfruttamento e il lavoro irregolare, la crescita delle malattie professionali rischia di diventare un costo pesante per la collettività e un ulteriore costo occulto per la competitività del made in Italy agroalimentare».

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