«Purtroppo, in Basilicata trova spazio il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata, sottoscritti da organizzazioni sindacali minori con meno tutele, che cercano di attirare, spesso con successo, l’attenzione degli imprenditori e dei loro consulenti abbattendo drasticamente il costo del lavoro e stabilendo trattamenti retributivi e normativi peggiorativi per i lavoratori. Siamo convinti che un confronto strutturato e costruttivo può arricchire le politiche regionali, favorendo un turismo capace non solo di attrarre visitatori, ma anche di generare lavoro dignitoso, con tutele e garanzie, una formazione mirata alla crescita delle competenze, la valorizzazione delle professionalità, sfruttando le opportunità legate alla bilateralità e agli istituti del welfare contrattuale. La sfida per il turismo di oggi e di domani è la sostenibilità sociale che per noi significa mettere al centro le persone che creano valore attraverso il lavoro e che ogni giorno garantiscono qualità e accoglienza ai tanti turisti che scelgono la Basilicata come meta per le loro vacanze. In tal senso, la nostra richiesta è che la Regione Basilicata vincoli l’erogazione di fondi pubblici al rispetto di un’apposita clausola di deterrenza che imponga alle imprese che parteciperanno all’avviso pubblico di applicare il Ccnl del settore turismo siglato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative che garantisce più tutele e qualità del lavoro rispetto ai contratti nazionali firmati dai sindacati minoritari», conclude il segretario generale della Fisascat Cisl.