«Energia, chimica, moda, manifattura: settori diversi, ma profondamente intrecciati. Settori che misurano ogni giorno la qualità delle politiche industriali, energetiche e del lavoro. Qui il cambiamento non è un concetto astratto, ma si traduce in cicli produttivi che accelerano o rallentano, in costi dell’energia che incidono sulle scelte industriali, in investimenti che partono o vengono rinviati, in competenze che diventano centrali o rischiano di non essere più sufficienti. Per questo parlare del ruolo e dell’attività della Femca significa parlare del modello di sviluppo che vogliamo costruire ». Così la Segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, all’Auditorium di Via Rieti dove ha concluso i lavori del Consiglio Generale della Femca Cisl.
«L’Unione europea non può limitarsi a commentare gli eventi o a subirli. Come ha sottolineato ieri Mario Draghi deve conquistare la capacità di essere un soggetto politico forte, capace di difendere regole, diritti, sicurezza e una propria autonomia strategica. Autonomia che non significa chiusura o isolamento, ma capacità di decisione e reale protagonismo sulla scena internazionale. Autonomia che riguarda anche l’industria e l’energia. Se l’Europa resta debole e divisa, le conseguenze ricadono sui lavoratori con maggiore instabilità energetica, più incertezza per gli investimenti, pressioni crescenti sulle filiere produttive, salari e contratti più fragili ».
«Il Patto sociale che la Cisl propone non è una sommatoria di rivendicazioni. È un metodo stabile. Non è un tavolo convocato solo nei momenti di emergenza. È una sede strutturata di confronto e decisione, nella quale Governo e parti sociali si assumono impegni reciproci, chiari e verificabili. Dentro questo Patto devono stare i grandi assi del futuro del Paese: salari e produttività, formazione e innovazione, welfare e pensioni, sanità, scuola, politiche sociali ».
« I salari non crescono per decreto. Crescono con una contrattazione collettiva forte, rappresentativa e diffusa, capace di generare ricchezza e redistribuirla. Per questo parliamo di contrattazione decentrata, territoriale, di filiera e di distretto. Per questo parliamo di partecipazione. Che non è una bandiera identitaria, ma una leva di sviluppo. Dove c’è partecipazione, migliora la qualità del lavoro, cresce la capacità delle imprese di innovare e le transizioni si governano meglio. La legge sulla democrazia economica va applicata e resa concreta nelle aziende, perché partecipazione significa corresponsabilità, e corresponsabilità significa sviluppo condiviso» ha concluso Fumarola.














