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#Ripartiamoinsieme. Cgil Cisl Uil in piazza a Bari, Firenze e Torino. Sbarra: “Un nuovo Patto sociale per ripartire dal lavoro”

““Grazie per questa bella giornata di mobilitazione e di lotta. Grazie per questa  straordinaria partecipazione e vorremmo mandare da Firenze, dall’area centrale del Paese, dalla Toscana,  un grande abbraccio virtuale alla piazza di Bari e di Torino. Grazie di essere qui ad animare con la vostra passione, con la vostra responsabilità una mobilitazione che  Cgil, Cisl e Uil hanno avviato da qualche mese quando abbiamo gridato forte, unitariamente il  nostro basta, basta alle tante morti sul lavoro,  quando abbiamo avanzato le nostre proposte , le nostre piattaforme  per fermare una strage che non è degna di un Paese civile”. E’ sul tema della sicurezza sul lavoro che il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra ha aperto il  suo intervento  dal palco allestito  in Piazza Santa Croce, a Firenze per la Mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil,  all’insegna dello slogan “Ripartiamo, insieme. Con il lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l’Italia di domani”.
Tre le manifestazioni unitarie  che si sono svolte  in contemporanea a partire dalle ore 10,00  a Torino, Firenze e Bari, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza anti Covid ancora in vigore, collegate tra loro virtualmente grazie a dei maxi schermi.
A Piazza Castello a Torino ha parlato il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, a Firenze a Piazza Santa Croce il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra, a Bari a Piazza della Libertà, il Segretario Generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. In ciascuna delle tre piazze si sono alternati anche gli  interventi di alcuni delegati sindacali in rappresentanza delle categorie dei lavoratori e dei pensionati.  #Ripartiamoinsieme, #CgilCislUil e #26giugno gli hashtag della giornata.

“Dobbiamo  fermare questa lunga scia di sangue , questo  continuo bollettino di guerra” ha proseguito Sbarra . (…)Possiamo e dobbiamo fare di più insieme. Lo abbiamo gridato in  queste settimane nelle tante iniziative  che abbiamo tenuto nei luoghi di lavoro, nei  territori, nelle categorie e lo abbiamo ribadito a maggio a Roma, difronte a Montecitorio, quando abbiamo alzato le nostre bandiere per dire al governo, per dire  al parlamento che  la ripresa economica, la crescita e lo sviliuppo  del Paese si producono insieme, si sostengono  insieme al mondo del lavoro, ai lavoratori, alle pensionate, ai pensionati mai mai contro di loro, solo  ascoltando la voce delle persone del lavoro, di coloro che in questo anno terribile con le loro attività, con le loro prestazioni  lavorative, con i loro sacrifici, hanno tenuto insieme il Paese”. (…)

“Oggi diamo un impulso in più a questo cammino di lotta e di responsabilità. – ha sottolineato ancora il leader della Cisl. “Diciamo al Governo e alla politica di occuparsi dei problemi concreti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle famiglie e dei pensionati, dei bisogni e delle aspettative delle persone in carne e ossa. Diciamo al Governo che deve cambiare atteggiamento su alcune questioni fondamentali, rispetto alle quali non ha dimostrato la stessa attenzione che nei mesi scorsi ha contraddistinto altri passaggi importanti. Penso alla firma, a marzo, del Patto per la Pubblica Amministrazione. Penso al rinnovo, il 6 aprile, dei protocolli sulla salute e la sicurezza e all’intesa sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro. Penso al Patto sulla scuola del 20 maggio. Quando c’è da mettersi attorno a un tavolo per animare una nuova politica di concertazione, concreta e pragmatica, il sindacato c’è e ci sarà. Di più: siamo noi a chiedere che sia questa la via maestra da seguire. Sempre. Ha sottolineato ancora precisando che “se invece l’approccio cambia, se si pensa, proprio ora, di girare le spalle ai lavoratori che perdono il posto, ai giovani e alle donne che non trovano lavoro, agli anziani che con le loro basse pensioni si ritrovano a dover sostenere le famiglie dei loro figli, allora potete star certi che la nostra strada diventa quella della mobilitazione”.
“Il pasticcio creato con il decreto “Sostegni bis”, con il grave strappo sui licenziamenti, è stato un inciampo serio, un esempio dei danni che si possono fare quando non si segue la bussola del dialogo sociale” ha ribadito il Segretario generale della Cisl, sollecitando chi è ai posti di manovra di “fare di tutto per invertire la rotta. Si torni al confronto. Si trovino soluzioni condivise modificando il decreto o varando un nuovo provvedimento. Diversamente saranno centinaia di migliaia i posti di lavoro a rischio, che andrebbero ad aggiungersi al milione di posti di lavoro andati bruciati nell’ultimo anno. Già la povertà e le disuguaglianze in questi mesi sono aumentate come non mai. Sono quasi 6 milioni i poveri. Oltre due milioni le donne e gli uomini che si rivolgono ogni giorno ai servizi delle Caritas. Non si può permettere che questa forbice aumenti ancora. C’è uno tsunami sociale ed economico che dobbiamo scongiurare. Un’onda anomala che i deboli argini alzati dal Governo non possono fermare.   E allora si cambi quel che c’è da cambiare!” ha detto.

Bisogna estendere almeno al 31 ottobre il blocco generalizzato e confermare le Casse Covid lungo tutto il periodo di proroga. 
E parallelamente avviare riforme e investimenti per una transizione sostenibile. 
Si riformino gli ammortizzatori sociali, rendendoli universali.  Si realizzino le politiche attive: ogni persona deve avere garantita riqualificazione e sostegno al reddito. Si avvii finalmente un grande piano nazionale per le competenze.
Investimenti e riforme: questo dobbiamo sbloccare! Non i licenziamenti.
Investimenti vuol dire aprire cantieri, realizzare infrastrutture materiali sociali. Vuol dire servizi non deregolamentare appalti e servizi pubblici. Vuol dire assicurare che si applicano contratti a tutti, che nessuno sia figlio di un dio minore. Vuol dire lavoro buono. Lavoro di qualità. Lavoro che non può far ammalare o uccidere” ha ribadito tornando ancora sul tema della sicurezza: Lavoro “che non può scatenare guerre tra disperazioni, succede in tanti settori, a cominciare dalla logistica. Il pensiero di tutti noi va a Adil Belakdim, e a chi nel sindacato, sui campi, nelle fabbriche, continua a dare la vita per un lavoro più giusto. Un lavoro che non può contemplare più casi come quelli della giovane Luana. Ora basta! La scia di sangue deve finire! La sicurezza nei luoghi produttivi resta una grande priorità nazionale. Vanno assunti nuovi ispettori e medici del lavoro.  Va data piena attuazione al Testo Unico del 2008, che da 13 anni aspetta gli ultimi decreti attuativi. C’è da istituire una vera patente a punti per le imprese. Chi sbaglia, o peggio chi manomette i macchinari, deve chiudere e pagare fino in fondo. Per realizzare tutto questo, La via giusta è quella della concertazione. Un sentiero sul quale il Governo deve tornare senza più incertezze e ripensamenti. Perché di qui ai prossimi mesi non si decide l’esito di una singola partita. Ma il destino del Paese.
Anche per questo sfidiamo le rappresentanze delle imprese, a cominciare da Confindustria, a realizzare con noi un Accordo che impegni le aziende a usare tutti gli strumenti di flessibilità contrattuali e istituzionali per arrivare all’obiettivo zero licenziamenti.
Bisogna rinnovare i contratti, rilanciare salari e tutele, innovare le relazioni industriali”

“Vanno costruite e promosse nuove e avanzate forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle aziende. Questo è il momento di “ricostruire insieme”. Il momento di muoverci uniti verso obiettivi strategici condivisi. Grazie al cambio di rotta dell’Unione Europea e al Next Generation Eu, le risorse non mancano. Ma anche qui, serve una governance partecipata per assicurare qualità di spesa, buona occupazione aggiuntiva, certezza dei tempi, legalità nei cantieri. Non è di “sfogatoi” che abbiamo bisogno, ma di strumenti in cui esercitare ruolo concreto di cooperazione sociale. È il momento di “costruire futuro” anche con una nuova politica industriale, che rilanci i settori strategici. Dentro c’è l’automotive, la siderurgia, la chimica, il tessile. E poi ancora l’elettronica e l’informatica, l’agroalimentare, artigianato, turismo”.
Ed ancora: C’è un’Agenda sviluppo che invoca una nuova fiscalità di vantaggio piu’ accessibile anche alle piccole e medie imprese.
Tutto questo richiede un forte protagonisno per riprendere immediatamente i tavoli di confronto sulle crisi aziendali ancora bloccati al Ministero dello Sviluppo. Bisogna trovare una soluzione a questi tavoli, investire su ricerca, innovazione, sostenibilità, reti digitali, per unire il Paese e per rompere l’isolamento in cui si trovano troppe aree e troppe fasce di popolazione. È il momento di colmare lo storico divario tra Nord e Sud e dare così impulso alla crescita nazionale. Se vigliamo spezzare le tante diseguaglianze, per dare un impulso.
Di procedere ad una riforma fiscale nel segno della progressività, che sgravi i redditi da lavoro e pensione, chieda un giusto contributo alle grandi multinazionali che di questi tempi hanno fatto affari d’oro e sia affiancata da una battaglia senza sconti contro l’evasione e l’elusione.  
È il tempo di costruire una nuova solidarietà tra generazioni, realizzando anche un turnover nel lavoro pubblico e privato che permetta a milioni di ragazzi di entrare nel mondo del lavoro, e ad altrettanti anziani di poter guadagnare il giusto riposo dopo il contributo dato per una vita. Significa aprire un tavolo per scongiurare lo scalone di cinque anni dal 1° gennaio del 2022 e ricostruire un sistema previdenziale che sia davvero sostenibile, stabile e inclusivo. Bisogna ampliare la platea dei lavoratori usuranti e faticosi. Non è  più rinviabile una pensione di garanzia per tanti giovani incastrati in occupazioni discontinue e precarie, part-time, in veri e propri lavori poveri. Senza nuove regole questi ragazzi non avranno mai accesso a pensioni dignitose e rischiano di affacciarsi a una terza età fatta di privazione, povertà, marginalità. 
Va valorizzato  il lavoro di cura e la maternità, con il riconoscimento di almeno un anno in meno di contributi per ogni figlio.
E in definitiva ridare al lavoro un volto umano stabilendo che 41 anni di contributi o 62 di età possono bastare in ogni caso!
Bisogna rimettere in priorità l’obiettivo di una terza età dignitosa e attiva elevando gli assegni pensionistici e sbloccandone l’adeguamento.
Incardinare in Parlamento una nuova e aggiornata legge quadro sulla non autosufficienza che recepisca le proposte delle nostre Federazioni dei pensionati, e assicuri servizi efficienti e omogenei in ogni regione, ad ogni latitudine del Paese, senza figli e figliastri. Questo chiediamo al Governo altro che licenziamenti.
Lavoro, coesione, inclusione. Solo così ripartiremo. Con la buona occupazione, soprattutto giovanile e femminile.
Con il contrasto al precariato, al lavoro nero, ad ogni forma di illegalità e sfruttamento.

Assicurando uguali diritti di cittadinanza in ogni territorio
• con la ripartenza delle assunzioni nella sanità, nel pubblico impiego, nella scuola;
• con il rilancio dei servizi socio-sanitari e della medicina di prossimità;
• con la stabilizzazione di decine di migliaia di lavoratori che animano la pubblica amministrazione, i nostri ospedali, le nostre comunità educanti.

Come pensiamo di riaprire in sicurezza le scuole se mancano 120mila insegnanti?
E’ il momento di avere uno sguardo lungo sul domani.  Il tempo della concordia. Per tutti. Per unire il Paese: il lavoro pubblico e il privato, i giovani e gli anziani, italiani e migranti, Nord e Sud.
“Peggio di questa crisi”, ci ha avvertiti Papa Francesco, “c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”. È così, sarebbe un delitto mancare questa occasione.
Per questo va aperta la stagione di un nuovo Patto sociale che consenta all’Italia di approdare ad un modello di sviluppo nuovo, solidale, produttivo.
Al Governo e alle imprese l’opportunità e il dovere di raccogliere questa sfida. Per cambiare insieme. Per tornare a crescere in modo sostenibile. Per costruire, uniti, un futuro più giusto, che non ricada negli errori del passato e non lasci davvero più nessuno indietro”- ha concluso.

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“Dobbiamo riprendere la via del dialogo e del confronto su temi del lavoro, la coesione sociale, il rilancio della crescita e dello sviluppo” ha detto dalle pagine de ‘La Stampa‘ il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. “Oggi lanceremo un forte appello al Premier Draghi: serve un nuovo patto sociale per aprire una stagione di riforme concertate con il Governo e con le associazioni datoriali che puntino a una rete integrata di protezione universale, il rispetto dei contratti, più tutele e sicurezza per tutti i lavori, investimenti rapidi sulle infrastrutture e sulle reti digitali, affrontare con determinazione il tema del Mezzogiorno. Insieme, nessuna cambiale in bianco. Non vogliamo interventi unilaterali calati dall’alto. La ripresa del Paese deve avvenire in un contesto di piena valorizzazione del ruolo delle parti sociali”. Sul blocco dei licenziamenti il leader sindacale aggiunge che “il paese non ha bisogno oggi di rotture sociali. Sarebbe un disastro sommare al milione di persone che hanno perso il lavoro, una nuova ondata di licenziamenti. Bisogna invece rispettare i lavoratori e le tante famiglie che hanno fatto sacrifici immensi in questi mesi terribili di pandemia. Per questo stiamo chiedendo di allineare l’uscita del blocco dei licenziamenti prevista con quella degli altri settori in difficoltà prevista a fine ottobre. Avremo così più tempo per consolidare da un lato la ripresa economica, il recupero di produzione industriale e dall’altro dare profondità alle riforme sul lavoro, sugli ammortizzatori sociali e sul rilancio delle politiche attive”. Quanto all’ipotesi sempre più concreta di prolungamento del blocco selettivo per alcuni settori, Sbarra sottolinea che
“non ci sono oggi settori produttivi che oggi  possono dirsi indenni dalla crisi economica e dalle conseguenze della pandemia. Le realtà produttive sono fortemente interconnesse fra di loro. E poi ci sono tante vertenze ferme al Mise dove in ballo ci sono più di centomila posti di lavoro. Il blocco va prolungato per tutte le aziende, così come abbiamo fatto in questi 15 mesi. Occorre senso di responsabilità da parte del Governo e del Parlamento”. Sulla riforma degli ammortizzatori sociali, Sbarra aggiunge che “bisogna costruire un sistema di tutele universali, mutualistico e di natura assicurativa, semplificando le procedure per assicurare tempestività e velocità nella  liquidazione delle prestazioni ai lavoratori. Così come dobbiamo affrontare subito il tema del  rafforzamento di Naspi e Discoll, ed il collegamento delle prestazioni con le politiche attive, che devono diventare anche attraverso un nuovo ruolo dell’Anpal, il vero cuore della nuova riforma per accompagnare  i lavoratori nelle transizioni lavorative”.

“Sarà certamente una grande giornata di mobilitazione. Abbiamo frenato i livelli di partecipazione per essere rispettosi delle misure anti covid. Rinnoviamo l’appello forte ed unitario: dobbiamo mettere al centro il lavoro , la sua qualità e stabilità. La sicurezza negli ambienti di lavoro, la tutela della persona e il rilancio degli investimenti pubblici e privati. L’Italia deve ripartire senza lasciare indietro nessuno, migliorando e rafforzando la rete delle protezioni sociali, come rivendichiamo con la nostra piattaforma” (…) ha poi aggiunto intervistato da ‘Il Manifesto’, , ‘La Nazione’ e ‘Il Mattino’.

Guarda anche le interviste video del 25 giugno su: TG 5 eTG2

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