«Il Paese ha bisogno di compiere un grande salto in avanti. La crescita debole, il declino demografico, i bassi salari e la difficoltà di mettere in relazione formazione e lavoro richiedono una strategia che superi la successione di interventi temporanei. È il motivo per cui proponiamo un Patto della responsabilità tra Governo, parti sociali e sistema produttivo nel quale affrontare insieme politica dei redditi, investimenti, formazione e qualità dell’occupazione. Il Mezzogiorno e i giovani devono essere al centro di questo confronto. Investire sui giovani significa rendere più competitivo il sistema produttivo, sostenere il welfare e riaprire la possibilità di una crescita demografica». Lo ha sottolineato la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, concludendo oggi a Catania l’iniziativa promossa dalla CISL Etnea sul tema “Giovani, Lavoro, Partecipazione, Futuro: verso un Patto Generazionale per l’Area Metropolitana di Catania”.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, giovani, diocesi, scuola, università, imprese, parti sociali e società civile, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa per il futuro del territorio, mettendo al centro il protagonismo delle nuove generazioni.
«Giovani, lavoro, democrazia economica, futuro non sono parole astratte: sono semi da coltivare nel disegno organico di un Patto sociale e generazionale. Questo vuol dire, per noi, partecipazione. La partecipazione comincia quando si riconosce alle persone la possibilità di incidere. Vale soprattutto per le nuove generazioni, che si allontanano da tutto ciò che percepiscono come autoreferenziale, lento o incapace di misurarsi con i problemi concreti della loro vita. Mentre si avvicinano quando trovano luoghi aperti, relazioni credibili e la possibilità di assumere un ruolo reale. Per questo il percorso promosso dalla CISL Catania è prezioso: costruire un confronto stabile tra giovani, istituzioni, sistema educativo, parti sociali, imprese e società civile significa provare a cambiare il metodo con cui un territorio decide il proprio futuro»ha sottolineato la leader Cisl che ha quindi richiamato l’attenzione sulla questione demografica e sulla fuga dei giovani dal Mezzogiorno.
«Dove i giovani diminuiscono, si restringono la base occupazionale e contributiva, la domanda di servizi, la capacità di fare impresa e di introdurre competenze nuove. Dove partono in massa, il territorio perde popolazione, formazione e risorse investite per anni dalle famiglie e dalle istituzioni. A Catania, nel Mezzogiorno e in tutto il Paese, il capitale umano qualificato continua a rappresentare il principale fattore di indebolimento della capacità competitiva del sistema produttivo».
Fumarola ha evidenziato il dato relativo all’emigrazione dei laureati siciliani. «Tra il 2014 e il 2024 la Sicilia ha perso 56 mila laureati. Sono ragazzi che preparano una valigia dopo il diploma. Famiglie che sostengono costi molto elevati per permettere ai figli di studiare altrove. Giovani professionisti che mantengono un legame affettivo forte con la propria terra ma non trovano le condizioni per costruire qui il proprio percorso. La mobilità può arricchire una persona. Studiare o lavorare fuori può offrire esperienze e competenze preziose. Ma non è accettabile che partire diventi un’opzione obbligata. Bisogna lavorare insieme al diritto di restare».
Infine, la leader della CISL ha ribadito la necessità di creare condizioni favorevoli affinché i giovani possano scegliere di costruire il proprio futuro nei territori d’origine.
«Per trattenere e richiamare giovani servono opportunità professionali vere, salari capaci di garantire autonomia e rapporti di lavoro stabili. Servono servizi per l’infanzia, trasporti efficienti, accesso alla casa, spazi di vita collettiva. Molti progetti familiari vengono rinviati perché un contratto breve non consente di programmare, un salario basso non permette di pagare un affitto e l’assenza di servizi scarica interamente sulle famiglie il lavoro di cura. La denatalità nasce anche da qui, dalla difficoltà di trasformare un desiderio in una scelta sostenibile. Un’occupazione povera, discontinua e senza prospettive può riempire una statistica, ma difficilmente trattiene una persona in un territorio».













