Il Sicet, Sindacato Inquilini Casa e Territorio aderente alla Cisl, ha inviato alla Commissione Giustizia del Senato le proprie osservazioni sul Disegno di legge 1896 che interviene sulle procedure esecutive di rilascio degli immobili ad uso abitativo. Il giudizio del sindacato è netto: il provvedimento, puntando ad accelerare gli sfratti senza considerare le conseguenze sulle famiglie più fragili, contrasta con l’obiettivo di salvaguardare la coesione sociale e andrebbe ritirato o, quanto meno, radicalmente rivisto. «Non è certamente questo il momento per velocizzare i procedimenti di sfratto», osserva il segretario generale del Sicet Cisl Fabrizio Esposito. «Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta viveva in affitto, mentre gli inquilini rappresentano meno di un quinto delle famiglie italiane. Parliamo di oltre un milione di nuclei in povertà assoluta che vivono in locazione, a fronte di un’offerta di edilizia pubblica del tutto insufficiente».
Secondo Esposito «non basta richiamare il Piano Casa, approvato la scorsa primavera, che difficilmente colmerà il divario accumulato tra domanda e offerta di alloggi sociali e non riserva nemmeno una quota di alloggi alle famiglie fragili colpite da procedura esecutiva». Il segretario del Sicet osserva che «la legge 431 del 1998 ha già liberalizzato i canoni e ampliato la libertà contrattuale a favore della proprietà, e la cedolare secca al 21% ha ulteriormente rafforzato questo squilibrio. Pertanto, comprimere anche quella processuale senza contrappesi è davvero eccessivo».
Tra i punti più critici evidenziati dal sindacato, la mancanza di misure di sostegno alle fasce sociali deboli, come potrebbe essere il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all’affitto e del Fondo per la morosità incolpevole, pur in vista di una prevedibile recrudescenza dell’emergenza sfratti. Nelle osservazioni inviate in Senato, si sottolinea anche «l’unica tutela è una segnalazione ai servizi sociali comunali da parte dell’ufficiale giudiziario, senza nuove risorse e dando per scontato che garantiscano il passaggio “da casa a casa”.
Criticabile per il Sicet è anche la possibilità, su istanza del locatore, di affidare l’esecuzione dello sfratto ad un istituto privato designato dal giudice, soluzione che rischia di danneggiare le situazioni di fragilità e che secondo il sindacato appare in contrasto con il principio di imparzialità della pubblica amministrazione sancito dall’articolo 97 della Costituzione. Il Ddl non prevede una sufficiente tutela dei minori dato che «il rinvio dell’esecuzione, concesso una sola volta e fino a 180 giorni, è previsto solo per ultra settantacinquenni, disabili gravi o malati terminali». A preoccupare il Sicet è anche l’abrogazione della notifica dell’avviso di rilascio che elimina ogni avvertimento sul giorno dell’esecuzione, ostacolando il lavoro dei servizi sociali e il dialogo con le famiglie. Infine, il nuovo procedimento di ingiunzione per finita locazione, modellato sul decreto ingiuntivo per i crediti, esclude la mediazione obbligatoria e introduce una penale provvisoria pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo nel rilascio.
«Chiediamo di rendere questo disegno di legge decisamente più equo e bilanciato o, meglio ancora, di sospenderne l’iter di approvazione finché non si metterà mano ad una riforma della legge 431 del 1998 e ad un effettivo rilancio dell’edilizia residenziale pubblica e sociale», conclude Esposito.






