Svimez. Cisl: "Nel Sud situazione sempre più grave. Il Governo apra un tavolo di confronto su crescita e investimenti"

INDUSTRIARoma, 1 agosto 2018 - "Speriamo davvero che dopo la pausa estiva ci sia finalmente da parte del presidente del Consiglio Conte una convocazione con le parti sociali”. E' quanto ha auspicato la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine del presidio dei sindacati di categoria del commercio oggi davanti a Montecitorio per protestare contro la reintroduzione dei voucher nel settore del turismo (leggi di più).  "Serve aprire una discussione seria sulla crescita e sugli investimenti, soprattutto nel Mezzogiorno. E' quello che stiamo aspettando e di cui ha assolutamente bisogno il Paese, come dimostrano anche i dati di ieri dell’Istat sul rallentamento della crescita ed oggi dello Svimez sulla situazione sempre più grave del Mezzogiorno dove si sta ampliando il disagio sociale tra famiglie in povertà, servizi fatiscenti e migliaia di giovani che scappano in cerca di lavoro.  C'è tanta discussione rispetto alle regole del mercato del lavoro,  tra l'altro facendo errori come quello dei voucher, ed invece vediamo poco, poco impegno sulla crescita e sullo sviluppo, ha aggiunto la Furlan. “La reintroduzione dei voucher nel turismo, negli enti locali e nell'agricoltura è un errore ingiustificabile che crea ulteriore precarietà in un mercato del lavoro che ne ha già tanta", ha detto la leader della Cisl sottolineando la necessità di pensare alla crescita  del Paese: "i segnali di oggi e di ieri purtroppo sono negativi. Invece di creare altre forme di precarietà iniziamo davvero a parlare seriamente di investimenti in ricerca, innovazione, formazione e soprattutto in infrastrutture. E' di questo che il Paese ha bisogno come dimostrano anche i dati di queste giornate. E' un segnale di poca fiducia rispetto al futuro, di una crescita che si è rallentata in modo davvero preoccupante. Per questo , invece di discutere di voucher in settori dove il lavoro giornaliero è già coperto dalla contrattazione nazionale,  finalmente bisognerebbe occuparsi seriamente della crescita. Ci sembra invece che i segnali siano su questo molto negativi. A partire dal non voler più credere, investire e portare avanti le infrastrutture del Paese" ha concluso. 

Sul Mezzogiorno ed in particolare sulle anticipazioni del Rapporto Svimez 2018 presentate oggi a Roma, si è espresso il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. "La crescita economica del Mezzogiorno nel 2017 è stata sostanzialmente equivalente a quella del resto del Paese e gli investimenti privati hanno avuto un incremento del 3,9% e, quindi sono stati leggermente maggiori rispetto al centro nord attestando un sistema privato meridionale/insulare che nonostante il permanere di grosse difficoltà sta reagendo alla crisi”. 

Il problema vero è che nel Mezzogiorno continuano a permanere diseconomie ataviche che non consentono la piena ripresa dell’area: la deindustrializzazione, la debolezza infrastrutturale, lo spopolamento di molte aree interne con l’abbandono di territori sempre più vasti, l’incremento degli indici di povertà, rappresentano alcuni degli aspetti di maggior criticità che non aiutano il processo di ripresa dello sviluppo e della crescita meridionale, acuita da un insufficiente andamento della spesa pubblica e in particolare di quella ordinaria della Pubblica amministrazione, inferiore di ben 7 punti rispetto al 2008. Un dato in controtendenza rispetto al Centro Nord che, sebbene di pochissimo, è cresciuta dello 0,5%. Una ripresa che secondo Svimez continuerà a rallentare nei prossimi anni, aspetto che preoccupa la Cisl considerato che gli squilibri rispetto agli investimenti continuano a rendere critica la situazione sociale dell’Area. Nel Mezzogiorno i dati attestano che l’occupazione avrebbe anche ripreso a crescere, ma trattasi di posti di lavoro precari mentre ancora mancano 300.000 posti di lavoro per raggiungere i già bassi livelli occupazionali pre-crisi. Preoccupa in particolare l’andamento del dato sulla povertà che registra una presenza non più soltanto nelle famiglie con componenti in stato di disoccupazione, ma riguarda anche nuclei il cui capofamiglia è occupato o in pensione. Pesa su tutto il lavoro non regolare e il basso tasso di trasformazione del lavoro dal tempo determinato all’indeterminato. Prosegue il perdurare della condizione di stallo demografico acuito ulteriormente dall’incidenza delle migrazioni caratterizzatesi sulla popolazione giovanile ad alto tasso di scolarizzazione. Si va via, non solo perché non si trova lavoro, ma anche per i divari del sistema dei servizi, che, secondo il dato Svimez, soltanto in Basilicata e Abruzzo presentano livelli di assistenza essenziali adeguati.

Per la Cisl occorre rompere l’attendismo e concertare immediatamente con il Governo un piano articolato che punti alla ripresa del Paese fondata su sinergia, innovazione, adeguamento delle infrastrutture compreso il rafforzamento delle reti digitali ma soprattutto insistendo su una lotta decisa ai generatori delle diseconomie. Il Mezzogiorno dovrà poter contare nella ripresa degli investimenti, la conferma degli incentivi per l’occupazione a tempo indeterminato, lo sblocco della progettualità inserita all’interno dei patti sottoscritti negli anni scorsi fra Stato e regioni del Sud. Nel Mezzogiorno dovrà essere irrobustita la spesa per i servizi pubblici parificandola, proporzionalmente, a quella delle altre regioni del Paese. Investimenti sul sistema pubblico che dovranno essere accompagnati da un rafforzamento dell'investimento sui servizi a partire da quelli alle persone. Occorre allora, anche sulla scorta del dato Svimez, promuovere un negoziato fra Sindacato e Istituzioni utile ad innovare e rafforzare strutture e servizi del Mezzogiorno, intervenendo per dare impulso alle attività produttive, accrescendo e migliorando le opportunità, ma soprattutto non azzerando quanto di positivo è stato già avviato, perché la crescita è un percorso incrementale che si porta avanti solo con la responsabilità di tutti gli attori sociali e istituzionali. In particolare dovranno essere individuate misure per combattere la povertà e la disoccupazione rafforzando quanto di innovativo e positivo si è sviluppato in questi anni. Mai come oggi, il dato Svimez sollecita la necessità di ripensare il modello di sviluppo del Mezzogiorno che deve puntare sul capitale umano e sulla sua riattrazione nelle aree di origine, sulla valorizzazione delle risorse delle Comunità, sull’innovazione e sulla creatività per costruire una nuova idea di crescita in cui si armonizzino la creazione del valore economico, lo sviluppo sociale e la sostenibilità ambientale del territorio. Sono queste le esigenze che la Cisl pone al Governo per perimetrare la cornice strategica verso quel grande orizzonte unitario per il Paese rifondato su principi di condivisione, coesione e partecipazione utile a restituire competitività alle aree meridionali e insulari del Paese.

 

 

 

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