«Il VII Rapporto OCSEL della Cisl indica una traiettoria chiara: integrare sempre di più i livelli nazionale, territoriale e aziendale, mettendo al centro la partecipazione e costruendo un sistema multilivello in cui contrattazione, welfare territoriale e politiche pubbliche concorrano a veri patti di sviluppo locale». Lo ha detto oggi la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo l’iniziativa a Roma della Confederazione di Via Po, presso l’Auditorium di Via Rieti, sulla ricerca realizzata dal Dipartimento mercato del lavoro che analizza più di 4.300 accordi stipulati nel periodo ‘21-‘24.
L’iniziativa si e’ aperta con l’introduzione di Mattia Pirulli, segretario confederale Cisl e la presentazione del Rapporto da parte di Gianluca Bianco, del Dipartimento Contrattazione. Successivamente sono intervenuti Michele Tiraboschi, Ordinario di Diritto del Lavoro, Università di Modena e Reggio Emilia, Tommaso Nannicini, Ordinario di Economia Politica, Istituto Universitario Europeo e Università Bocconi, e Marina Calderone, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. A concludere l’iniziativa e’ stata Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl.
«Uno studio che ci consegna una fotografia molto chiara: la contrattazione decentrata è diventata uno degli strumenti principali per governare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del Paese» ha sottolineato Fumarola.
È stato così durante la pandemia, quando gli accordi hanno gestito emergenze e crisi. Ed è così oggi, in una fase nuova, in cui la contrattazione si muove sempre più come leva di innovazione organizzativa, di partecipazione e di qualità del lavoro».
Fumarola ha aggiunto che «c’è chi pensa che basti introdurre un salario minimo legale per risolvere ogni problema. Noi crediamo che sarebbe una toppa peggiore del buco.
In un Paese come l’Italia, dove la buona contrattazione collettiva copre oltre il 96% dei lavoratori e garantisce livelli retributivi superiori alle soglie di cui si discute nel dibattito pubblico, imporre per legge un minimo orario rischierebbe paradossalmente di comprimere i salari medi e mediani, spingendo molte imprese a uscire dalla contrattazione e ad attestarsi sul minimo legale.
E non risolverebbe affatto le vere patologie del lavoro povero: i contratti pirata, le false partite IVA, i part-time involontari, i tirocini abusivi.
Per contrastare questi fenomeni non servono leggi calate dall’alto che irrigidiscono il sistema della rappresentanza. Serve invece rafforzare la contrattazione di qualità, riconoscendo, anche attraverso l’archivio e il lavoro del CNEL, il ruolo delle organizzazioni più rappresentative e dando forza di legge a nuove e aggiornate intese sociali sulla rappresentatività.
Attenzione: non una legge di recepimento che cristallizzi l’esistente, ma un intervento di sostegno che dia forza normativa agli accordi pattizi e alle sedi in cui tali accordi vengono definiti e modificati. Lo abbiamo già fatto ai tempi del COVID, con i DPCM che hanno garantito la sicurezza nei luoghi di lavoro». Per la leader Cisl «la contrattazione non è un semplice strumento tecnico, ma una fonte di innovazione sociale, un acceleratore che rende le comunità produttive un vero motore non solo di crescita personale, ma anche di coesione e sviluppo nazionale.
È soprattutto nel livello decentrato – aziendale, territoriale, di filiera – che si realizza lo scambio più concreto tra impresa e lavoro.
È lì che si costruisce il legame tra produttività, welfare e salari. Una contrattazione sempre più “sartoriale”, capace di adattarsi ai bisogni delle persone e alle specificità delle imprese e dei territori».
La numero uno Cisl ha ricordato la proposta della Confederazione: «riconoscere il diritto universale alla contrattazione integrativa decentrata. La contrattazione di produttività non può essere un privilegio delle grandi imprese o delle aree più forti del Paese. Deve diventare un diritto per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, anche nelle piccole imprese, nei distretti produttivi, nei territori più fragili.
In questa prospettiva assume un valore storico la legge 76 del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori, nata da una proposta di iniziativa popolare promossa dalla CISL. La lezione che emerge dal Rapporto OCSEL è molto chiara: quando la contrattazione cresce, cresce anche la qualità del lavoro. Quando partecipazione e responsabilità si rafforzano, cresce la competitività delle imprese.
Quando le relazioni industriali funzionano, cresce l’intero Paese. È per questo che la CISL indica con determinazione la via del patto sociale tra Governo, parti sociali e sistema produttivo per affrontare insieme le grandi sfide del nostro tempo. Un patto che metta al centro la persona e il valore del lavoro. Perché è nei luoghi di lavoro che si costruisce ogni giorno il futuro dell’Italia» ha concluso la leader Cisl.












Il VII Rapporto OCSEL ha analizzato complessivamente 4.306 accordi aziendali del settore privato trasmessi all’Osservatorio entro il 31 dicembre 2024. Di questi, 1.289 riguardano il 2021, 1.080 il 2022, 967 il 2023 e 970 il 2024. L’Osservatorio OCSEL è il più vasto archivio di contrattazione collettiva decentrata del settore privato in Italia, con oltre 20.000 accordi complessivi in banca dati. Il dato 2024 è probabilmente sottostimato, poiché molti accordi vengono caricati in ritardo e saranno corretti nelle prossime edizioni.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Prima, § 3.1 «La rilevazione quantitativa»Il quadriennio ha vissuto fasi molto diverse: nel 2021 il rimbalzo post-pandemico con una crescita del PIL del +6,7%, seguita da +3,7% nel 2022 e da un brusco rallentamento a +0,7% sia nel 2023 che nel 2024. L’inflazione ha raggiunto un picco dell’8,7% nel 2022, scendendo all’1,3% nel 2024. Il mercato del lavoro ha dato segnali positivi: il tasso di disoccupazione è calato al 6,5% nel 2024 (da 9,5% del 2021) e la crescita occupazionale si è concentrata esclusivamente nella componente a tempo indeterminato (+0,9% nel 2024). Questo contesto ha spinto la contrattazione da una fase prevalentemente difensiva a una più propositiva, orientata alla produttività e alla qualità delle tutele.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Prima, § 2 «Il contesto economico 2021-2024»Nel 2024 le materie più presenti negli accordi aziendali sono: il salario (49%), il welfare (32%), la gestione delle crisi/ristrutturazione (24%), i diritti sindacali (21%), la formazione (13%) e l’organizzazione del lavoro (12%). Rispetto al 2023, si registra un calo del salario (era 67%) e del welfare (era 42%), mentre crescono significativamente gli accordi sulle crisi aziendali (dall’11% al 24%), segnale di un peggioramento congiunturale in settori come automotive, tessile e meccanica. La formazione si mantiene su livelli contenuti ma stabili (oscillando tra l’11% e il 16% nel quadriennio).
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Prima, § 3.1 «Le materie maggiormente contrattate» (Tabella 2)Il welfare contrattuale ha seguito il ciclo economico: dal minimo del 20% nel 2021 al picco del 41-42% nel biennio 2022-2023, per attestarsi al 32% nel 2024. I servizi aziendali e le convenzioni rappresentano la categoria più diffusa. Fra i servizi specifici, domina la mensa (47%), seguita da piattaforme welfare esterne (35%), sostegno al potere d’acquisto (16%) e servizi per le famiglie (asili nido, ludoteche, trasporti). Oltre il 91% degli accordi che richiamano fondi integrativi punta al rafforzamento della previdenza complementare. In crescita nel 2024 anche le misure di conciliazione vita-lavoro e i congedi parentali migliorativi rispetto alla legge.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 6 «Welfare»I premi di risultato (PdR) restano la componente variabile prevalente, sostenuti dalla normativa fiscale della Legge 208/2015. I parametri tecnico-produttivi sono i più utilizzati come indicatori, mentre quelli di bilancio sono in calo (dal 26% del 2021 al 16% del 2024). I premi uguali per tutti sono diminuiti dal 38% del 2021 al 24% del 2024, a favore di sistemi più differenziati. La conversione del PdR in welfare è in continua crescita. L’erogazione legata alle ore di presenza rimane al 45%, modalità diffusa soprattutto nelle PMI ma che può generare discriminazioni indirette di genere, tema su cui la contrattazione è chiamata a una maggiore attenzione.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 2 «Salario»Lo smart working è la voce in maggiore crescita nell’organizzazione del lavoro: dal 27% nel 2021 (fase emergenziale) è arrivato all’86% degli accordi sull’organizzazione del lavoro nel 2024. Dopo il Protocollo nazionale del 7 dicembre 2021 tra le parti sociali, il lavoro agile è diventato una modalità strutturata e regolamentata. Cresce contestualmente il coinvolgimento sindacale nell’analisi del cambiamento organizzativo: dal 5% del 2021 al 22% del 2024. I dati italiani contraddicono le tendenze di alcuni grandi gruppi americani che ne hanno annunciato la cancellazione.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 3.2 «Contenuti degli accordi sull’organizzazione del lavoro» (Tabella 5)La partecipazione si articola in quattro forme come definito dalla Legge n. 76 del 15 maggio 2025 (attuativa dell’art. 46 della Costituzione, promossa dalla CISL come legge di iniziativa popolare): gestionale, economico-finanziaria, organizzativa e consultiva. La più diffusa è la partecipazione consultiva (presente nel 59% degli accordi nel 2024), seguita da quella organizzativa (40%) e economico-finanziaria (19,2%). La partecipazione gestionale è ancora in fase embrionale (5,2%) ma in progressiva crescita. La legge riconosce 10 ore annue di formazione per i lavoratori coinvolti negli organi decisionali e nelle commissioni paritetiche.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 1 «Partecipazione» (Tabella 3)Nel 2024 gli accordi sulle crisi aziendali sono risaliti al 24% dopo i minimi del biennio precedente (14-15%). Il fenomeno più rilevante è la forte crescita delle cessioni di ramo d’azienda, passate dal 16% del 2023 al 49% del 2024 — un dato inedito — legate a processi di aggregazione e ristrutturazione in settori come automotive, meccanica, tessile e servizi finanziari. Le ore autorizzate di cassa integrazione sono cresciute del 24,6%. Dato positivo: la riduzione degli organici è calata al 5% (da oltre 16-18% nei tre anni precedenti), segnale che le imprese privilegiano soluzioni alternative ai licenziamenti collettivi.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 13 «Gestione delle crisi aziendali» (Tabella 13)Gli accordi specifici sulle pari opportunità (DEI – Diversity, Equity & Inclusion) riguardano il 4% degli accordi nel 2024 (dall’1% del 2021), ma il dato sottostima l’effettivo impegno perché molte misure di conciliazione, sostegno alla genitorialità e contrasto alla violenza di genere si trovano distribuite in altri capitoli contrattuali. Nel 2024, il 56% degli accordi sulle pari opportunità contiene misure contro violenza di genere e mobbing, il 54% azioni positive e il 18% norme antidiscriminatorie. Nuovi obblighi normativi — certificazione di parità di genere, d.lgs. 62/2024 sulla disabilità, direttiva UE sulla trasparenza salariale — alimenteranno la crescita nei prossimi anni.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 11 «Pari opportunità»La formazione è presente nel 9% degli accordi del 2024 (13% nel 2023). I fondi paritetici interprofessionali finanziano oltre il 70% delle attività formative, confermando il valore strategico della bilateralità promossa dalla CISL. I contenuti prevalenti nel 2024 sono riqualificazione professionale, qualità, digitalizzazione e nuove competenze (ciascuno al 17%), oltre a salute e sicurezza (11%). La formazione avviene prevalentemente durante l’orario di lavoro (principio sempre sostenuto dalla CISL). I neoassunti restano i principali destinatari (57%), ma gli over 45 sono quasi assenti dall’agenda formativa nel 2024 — lacuna che il rapporto segnala come priorità da colmare anche in considerazione dei cambiamenti demografici in corso.
Dal Report VII Rapporto OCSEL CISL — Parte Seconda, § 5 «Formazione»






