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Primo Maggio a Marghera. Fumarola: «Il lavoro è dignità. L’intelligenza artificiale deve essere alleata, non padrona»

1 Maggio 2026 | Eventi, Iniziative e Manifestazioni, Primo Maggio, Primo Piano

Primo Maggio a Marghera. Fumarola: «Il lavoro è dignità. L’intelligenza artificiale deve essere alleata, non padrona»

1 Maggio 2026 | Eventi, Iniziative e Manifestazioni, Primo Maggio, Primo Piano

«Grazie a questa piazza, a Marghera, e a tutte le piazze d’Italia. Grazie a queste bandiere che sventolano unite per celebrare la nostra festa. La festa dei lavoratori. La festa della dignità nel lavoro. Perché il lavoro non è merce. Non può essere sostituito da un algoritmo. Il lavoro è dignità». E’ quanto ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, intervenuta a Marghera dal palco della manifestazione unitaria CGIL-CISL-UIL in occasione della Festa dei Lavoratori.

La leader CISL ha richiamato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Come ha detto il Presidente Mattarella “il lavoro è il fondamento della Repubblica, e va ricomposto contro disuguaglianze e precarietà”. E ancora: “La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla convivenza stessa”».

Fumarola ha quindi sottolineato la visione di un lavoro che valorizza la persona: «Non vogliamo un lavoro che schiaccia, che svuota, che spegne le speranze. Non accetteremo mai di essere ingranaggi di un meccanismo che usa e scarta. Vogliamo un lavoro che riconosce, valorizza, libera. Un lavoro che permette a ciascuno di lasciare una traccia, di esprimere creatività e protagonismo».

Particolare attenzione è stata riservata alla sfida dell’intelligenza artificiale, proprio a Marghera: «Oggi lo diciamo davanti alla sfida enorme dell’intelligenza artificiale. Lo ribadiamo a Marghera, che non è una piazza qualunque. È qui che a marzo trentasette lavoratori – ingegneri, informatici, impiegati – hanno ricevuto una comunicazione: “Siete tutti licenziati”. Il loro lavoro sarà svolto da un algoritmo».

«L’Intelligenza Artificiale non è né amica né nemica del lavoro. Può liberare la persona, ridurre la fatica, aprire nuovi spazi di creatività e di qualità. Ma può anche aumentare disuguaglianze, sostituire il lavoro senza sostituire il reddito. Non dobbiamo avere paura del futuro. Noi di certo non ne abbiamo. Ma non accetteremo mai un destino scritto senza le persone! L’intelligenza artificiale deve essere alleata, non padrona del lavoro. Non vogliamo una competizione tra uomo e macchina. Vogliamo un’alleanza tra intelligenze! Una tecnologia che serve la persona, e non il contrario».

Sul fronte contrattuale e salariale, la Segretaria Generale ha rilanciato con forza: «Dobbiamo aprire una stagione che esalti la buona contrattazione collettiva. Non può diventare normale che il lavoro sia terreno di concorrenza al minor costo. I dati parlano chiaro: in alcuni settori ci sono contratti che pagano fino a 6 mila euro l’anno in meno rispetto a quelli sottoscritti da CGIL, CISL e UIL. Bisogna porre una soglia contrattuale per individuare il salario equo».

Fumarola ha poi commentato positivamente alcuni contenuti del recente decreto lavoro: «Nel decreto lavoro varato in questi giorni si fa un’operazione importante: neanche un euro pubblico dovrà andare a chi sta sotto questa soglia di decenza».

Sul tema della sicurezza sul lavoro ha concluso con tono deciso: «Oggi abbiamo sentito la tragedia di una mamma che ha perso un figlio mentre era al lavoro. Guai a chiamarla fatalità. Ogni vittima è il segno di un sistema che non funziona. Ogni vita spezzata è un fallimento collettivo».

La Segretaria Generale ha infine lanciato un appello all’unità e al confronto: «Il domani non lo decideranno gli algoritmi da soli! Non lo definiranno i potenti da soli! Non lo scriverà il mercato da solo! Lo scriveranno invece i lavoratori, i pensionati e le pensionate! Le giovani generazioni, se sapremo alzarci insieme».


Il fotoracconto del Primo Maggio a Marghera



Grazie! Grazie a questa piazza, a Marghera, e a tutte le piazze d’Italia!

Grazie a queste bandiere che sventolano unite per celebrare la nostra festa. La festa dei lavoratori. La festa della dignità nel lavoro.

Perché il lavoro non è merce. Non può essere sostituito da un algoritmo. Il lavoro è dignità!

Come ha detto il Presidente Mattarella «è il fondamento della Repubblica, e va ricomposto contro disuguaglianze e precarietà».

Ancora ieri il Capo dello Stato lo ha affermato come meglio non si potrebbe, salutando il sindacato come fondamentale presidio di democrazia: «La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla convivenza stessa. Le parti sociali sono chiamate a contribuirvi con i loro valori. Il dialogo sociale non deve mai interrompersi».

Grazie Presidente!

Siamo qui per dirlo forte: non vogliamo un lavoro che schiaccia, che svuota, che spegne le speranze! Non accetteremo mai di essere ingranaggi di un meccanismo che usa e scarta! Vogliamo un lavoro che riconosce, valorizza, libera! Un lavoro che permette a ciascuno di lasciare una traccia, di esprimere creatività e protagonismo!

Se vogliamo ritornare a crescere non c’è altra via che incrementare qualità e stabilità dell’occupazione. È una questione di giustizia. Ma anche una priorità economica, perché altrimenti i consumi restano al palo, le aziende frenano, il Pil arretra.

Per questo dobbiamo contrastare con ogni energia il lavoro povero, partendo da giovani e donne. Giovani costretti a stage sottopagati, a lavori precari! Giovani che se ne vanno dal Paese. Una perdita enorme! Di talento, energie, di futuro! Donne ancora obbligate a scegliere tra lavoro e famiglia. Costrette al part time involontario, al lavoro di cura non riconosciuto! Questo non è progresso. È arretramento!

E oggi lo diciamo davanti alla sfida enorme dell’intelligenza artificiale. Lo ribadiamo a Marghera, che non è una piazza qualunque. È qui che a marzo, una mattina, trentasette lavoratori – ingegneri, informatici, impiegati – hanno ricevuto una comunicazione: «Siete tutti licenziati». Il loro lavoro sarà svolto da un algoritmo. È successo qui. Può succedere ovunque.

L’Intelligenza Artificiale non è né amica né nemica del lavoro. Può liberare la persona, ridurre la fatica, aprire nuovi spazi di creatività e di qualità. Ma può anche aumentare disuguaglianze, sostituire il lavoro senza sostituire il reddito, concentrare il potere in pochissime mani mentre i lavoratori pagano il conto. Come già ammoniva Leone XIII nella Rerum Novarum, la questione non è la macchina in sé: è chi ne governa i frutti.

Non dobbiamo avere paura del futuro. Noi di certo non ne abbiamo! Ma non accetteremo mai un destino scritto senza le persone! L’intelligenza artificiale deve essere alleata, non padrona del lavoro! Non vogliamo una competizione tra uomo e macchina! Vogliamo un’alleanza tra intelligenze! Una tecnologia che serve la persona, e non il contrario.

Per questo occorre visione politica. Serve partecipazione. Serve formazione! Dobbiamo aprire una stagione che esalti la buona contrattazione collettiva! Quella espressa dalle parti sociali realmente rappresentative. Contro gli accordi in dumping e chi vorrebbe innescare competizioni al ribasso sulla pelle dei lavoratori. E dobbiamo osare un passo in più: riconoscere il diritto alla contrattazione decentrata, aziendale o territoriale, per ogni lavoratore.

Non può diventare normale che il lavoro sia terreno di concorrenza al minor costo. I dati parlano chiaro: in alcuni settori ci sono contratti che pagano fino a 6.000 euro l’anno in meno rispetto a quelli sottoscritti da CGIL, CISL e UIL. Non è pluralismo. È sfruttamento!

Bisogna porre una soglia contrattuale per individuare il salario equo. Una linea per distinguere nettamente chi sta nella zona di sfruttamento e chi no.

Nel decreto lavoro varato in questi giorni si fa un’operazione importante. Da un lato si rafforzano le risorse per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori delle zone svantaggiate. Dall’altro finalmente si pone una linea di confine per i salari dignitosi, indicandola nei contratti comparativamente più rappresentativi. I contratti di CGIL, CISL e UIL. I nostri contratti!

Significa una cosa molto semplice: neanche un euro pubblico dovrà andare a chi sta sotto questa soglia di decenza. Una conquista che premia le nostre rivendicazioni. Ma questo principio va applicato sempre. Deve dare gambe all’articolo 36 della Costituzione. Ed essere rafforzato con clausole che scongiurino pericolose equivalenze con i contratti pirata.

Bene anche l’esonero contributivo per trasformare il lavoro precario in lavoro stabile, il consolidamento delle tutele per i riders e della conciliazione vita-lavoro. Non ci convince invece un’indennità di vacanza contrattuale tanto esigua, da essere più conveniente dei rinnovi. Chiediamo un incremento consistente nell’iter di conversione del decreto.

Bisogna dare valore alle relazioni industriali e al confronto di questi mesi tra CGIL, CISL, UIL e Sistema delle Imprese per aggiornare le regole della rappresentanza. L’azione unitaria è stata importante, e il tempo è maturo per arrivare a un accordo che eviti invasioni dannose dei partiti, rafforzi l’innovazione sociale, consolidi diritti e tutele e dia un segnale forte di coesione anche per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Oggi abbiamo sentito la tragedia di una mamma che ha perso un figlio. Guai a chiamarla fatalità! Ogni vittima è il segno di un sistema che non funziona! Ogni vita spezzata è un fallimento collettivo! La salute e sicurezza sono un diritto! Il primo diritto! Servono più partecipazione, più controlli, più prevenzione, più formazione! Servono investimenti veri, continui, strutturali! Serve una cultura che parta dalle scuole e arrivi in ogni luogo di lavoro! Serve coinvolgere lavoratori e lavoratrici, perché chi lavora conosce i rischi meglio di chiunque altro!

E dignità significa anche retribuzione. Bisogna aumentare salari e pensioni! Rinnovare tutti i contratti scaduti, pubblici e privati! Non è possibile avere contratti che da 14 anni aspettano un rinnovo! Alle imprese diciamo: è il momento di redistribuire e di riconoscere il valore del lavoro! Perché senza lavoro non c’è impresa e neanche crescita!

Siamo dentro a una fase difficile, segnata da una crisi internazionale che insieme alle incrostazioni storiche di questo Paese aumentano l’inflazione, corrodono potere d’acquisto e risparmi, rallentano crescita e produzione. Di fronte a uno scenario del genere le forze politiche dovrebbero ritrovarsi dentro un progetto comune. Non per rinunciare a una competizione sui contenuti, non per archiviare la giusta dialettica tra idee, ma per cercare di costruire insieme soluzioni condivise. È quello che serve al nostro Continente e al nostro Paese: un grande accordo di sistema, tra istituzioni, sindacati e imprese.

Un accordo che oggi è ancora più urgente, alla luce del rallentamento delineato nel Documento di finanza pubblica. Crescita che rallenta, prezzi che aumentano, potere d’acquisto che si riduce: una combinazione pericolosa che non può essere affrontata con misure frammentate.

Il fatto che il Presidente del Consiglio abbia confermato l’intenzione di realizzare un Accordo con le parti sociali è incoraggiante. Ma alle parole devono seguire atti concreti!

A giugno scade il PNRR: non possiamo permetterci ritardi o divisioni. Bisogna dare pieno compimento a questo percorso. E soprattutto bisogna pensare al «dopo», quando le dotazioni europee finiranno e dovremo cavarcela da soli.

Serve una politica dei redditi espansiva: sostenere salari e pensioni, controllare prezzi e tariffe, contrastare le speculazioni, rilanciare i consumi e la produttività. C’è da aumentare il prelievo sulle rendite parassitarie: finanza improduttiva, grandi patrimoni immobiliari, multinazionali che hanno macinato profitti vertiginosi. Il fisco deve essere più leggero sulle fasce medie e popolari del lavoro e delle pensioni. Pensioni che non possono più essere il bancomat occulto del Paese.

E bisogna combattere davvero l’evasione! Basta condoni! Basta premi ai furbi! Ogni euro evaso è un euro tolto ai diritti! È un euro rubato alla sanità, alla scuola, alla sicurezza delle nostre città! Una mano invisibile che preleva dalle tasche di chi le tasse le paga fino all’ultimo: lavoratori e pensionati. Il welfare non può continuare a stare esclusivamente sulle loro spalle!

Dobbiamo aprire un confronto stabile per concentrare e concertare risorse su riforme e investimenti strutturali. Servono servizi! Asili nido, assistenza, welfare, piano casa! Una sanità pubblica ben finanziata, forte e accessibile! Un grande investimento sulla pubblica amministrazione, che resta il più importante fattore di sviluppo per famiglie e imprese. Servono più risorse per pubblico impiego, scuola, università, ricerca e formazione! E poi soldi veri per la non autosufficienza, contro la povertà, a sostegno della terza età attiva.

Dobbiamo costruire un sistema previdenziale più giusto, più flessibile, più inclusivo. E poi ancora: una politica industriale solida e lungimirante. Un Paese senza industria è un Paese che non ha prospettiva e che dipende da altri. Serve investire in innovazione, sostenibilità, qualità! Serve difendere le filiere strategiche garantendo una transizione energetica che non faccia macelleria sociale! Chimica, Automotive, Costruzioni, Tessile, Informatica, Agroalimentare, Turismo, Servizi. Non possiamo perdere altri pezzi del nostro sistema produttivo! Ma non possiamo neppure pensare che i soldi vengano distribuiti a pioggia, senza criteri di responsabilità sociale.

Tutto questo si gioca anche in Europa. Anche spezzando il Patto di stabilità, per liberare risorse su investimenti, infrastrutture, protezioni sociali e lavoro. Perché l’Europa non è un vincolo. L’Europa è una scelta! La scelta della pace contro la guerra. Della cooperazione contro i nazionalismi. Del lavoro contro le oligarchie e la paura. Se vogliamo contare, serve un’Europa più forte! Più unita! Più capace di investire su lavoro, diritti, coesione!

Un’Europa che si faccia argine all’autocrazia russa e alla follia neo-imperialista di Trump e Netanyahu. Un’Europa che si opponga al terrorismo internazionale, che sappia dar voce all’autodeterminazione dei popoli. Dall’Ucraina alla Birmania, dall’Iran a uno Stato palestinese finalmente democratico.

E allora diciamolo con forza: il futuro non è qualcosa che ci viene dato, ma qualcosa che si conquista. Si conquista nei piccoli gesti di chi non si arrende. Si conquista pretendendo un salario giusto. Si conquista rifiutando di essere invisibili.

E oggi, uniti a Marghera, vogliamo dirlo con forza: il domani non lo decideranno gli algoritmi da soli! Non lo definiranno i potenti da soli! Non lo scriverà il mercato da solo! Lo scriveranno invece i lavoratori, i pensionati e le pensionate! Le giovani generazioni, se sapremo alzarci insieme. Se sapremo partecipare. Se sapremo continuare a lottare e contrattare!

Questa è la promessa del Primo Maggio. Una promessa che dobbiamo mantenere uniti!

Viva il Primo Maggio! Viva CGIL, CISL e UIL!

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