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Lavoro. Fumarola alla presentazione del VII Rapporto Ocsel: «Riconoscere il diritto universale alla contrattazione integrativa decentrata»

16 Marzo 2026 | Primo Piano

Lavoro. Fumarola alla presentazione del VII Rapporto Ocsel: «Riconoscere il diritto universale alla contrattazione integrativa decentrata»

16 Marzo 2026 | Primo Piano

«Il VII Rapporto OCSEL della Cisl indica una traiettoria chiara: integrare sempre di più i livelli nazionale, territoriale e aziendale, mettendo al centro la partecipazione e costruendo un sistema multilivello in cui contrattazione, welfare territoriale e politiche pubbliche concorrano a veri patti di sviluppo locale». Lo ha detto oggi la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo l’iniziativa a Roma della Confederazione di Via Po, presso l’Auditorium di Via Rieti, sulla ricerca realizzata dal Dipartimento mercato del lavoro che analizza più di 4.300 accordi stipulati nel periodo ‘21-‘24.

«Uno studio che ci consegna una fotografia molto chiara: la contrattazione decentrata è diventata uno degli strumenti principali per governare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del Paese» ha sottolineato Fumarola.

«È stato così durante la pandemia, quando gli accordi hanno gestito emergenze e crisi. Ed è così oggi, in una fase nuova, in cui la contrattazione si muove sempre più come leva di innovazione organizzativa, di partecipazione e di qualità del lavoro».

Fumarola ha aggiunto che «c’è chi pensa che basti introdurre un salario minimo legale per risolvere ogni problema. Noi crediamo che sarebbe una toppa peggiore del buco.

«In un Paese come l’Italia, dove la buona contrattazione collettiva copre oltre il 96% dei lavoratori e garantisce livelli retributivi superiori alle soglie di cui si discute nel dibattito pubblico, imporre per legge un minimo orario rischierebbe paradossalmente di comprimere i salari medi e mediani, spingendo molte imprese a uscire dalla contrattazione e ad attestarsi sul minimo legale.

«E non risolverebbe affatto le vere patologie del lavoro povero: i contratti pirata, le false partite IVA, i part-time involontari, i tirocini abusivi.
Per contrastare questi fenomeni non servono leggi calate dall’alto che irrigidiscono il sistema della rappresentanza. Serve invece rafforzare la contrattazione di qualità, riconoscendo, anche attraverso l’archivio e il lavoro del CNEL, il ruolo delle organizzazioni più rappresentative e dando forza di legge a nuove e aggiornate intese sociali sulla rappresentatività.

«Attenzione: non una legge di recepimento che cristallizzi l’esistente, ma un intervento di sostegno che dia forza normativa agli accordi pattizi e alle sedi in cui tali accordi vengono definiti e modificati. Lo abbiamo già fatto ai tempi del COVID, con i DPCM che hanno garantito la sicurezza nei luoghi di lavoro». Per la leader Cisl «la contrattazione non è un semplice strumento tecnico, ma una fonte di innovazione sociale, un acceleratore che rende le comunità produttive un vero motore non solo di crescita personale, ma anche di coesione e sviluppo nazionale.

È soprattutto nel livello decentrato – aziendale, territoriale, di filiera – che si realizza lo scambio più concreto tra impresa e lavoro.
È lì che si costruisce il legame tra produttività, welfare e salari. Una contrattazione sempre più “sartoriale”, capace di adattarsi ai bisogni delle persone e alle specificità delle imprese e dei territori».

La numero uno Cisl ha ricordato proposta della Confederazione: «riconoscere il diritto universale alla contrattazione integrativa decentrata. La contrattazione di produttività non può essere un privilegio delle grandi imprese o delle aree più forti del Paese. Deve diventare un diritto per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, anche nelle piccole imprese, nei distretti produttivi, nei territori più fragili.

In questa prospettiva assume un valore storico la legge 76 del 2025 sulla partecipazione dei lavoratori, nata da una proposta di iniziativa popolare promossa dalla CISL. La lezione che emerge dal Rapporto OCSEL è molto chiara: quando la contrattazione cresce, cresce anche la qualità del lavoro. Quando partecipazione e responsabilità si rafforzano, cresce la competitività delle imprese.

Quando le relazioni industriali funzionano, cresce l’intero Paese. È per questo che la CISL indica con determinazione la via del patto sociale tra Governo, parti sociali e sistema produttivo per affrontare insieme le grandi sfide del nostro tempo. Un patto che metta al centro la persona e il valore del lavoro. Perché è nei luoghi di lavoro che si costruisce ogni giorno il futuro dell’Italia» ha concluso la leader Cisl.

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