- Per mascherine chirurgiche s’intende (secondo quanto previsto dal Ministero della Salute): veri dispositivi di protezione individuale (DPI). Sono regolamentate dalla norma UNI EN 14683:2019 + AC:2019 e lo scopo dell’utilizzo è di contrastare la trasmissione di potenziali agenti infettivi. Le mascherine chirurgiche proteggono gli altri dalle goccioline (droplet) che espelliamo mentre parliamo, tossiamo e starnutiamo. Anche per chi le indossa, risulta una adeguata protezione leggera. Per effetti più efficaci occorre indossare filtratori facciali FFP2 e FFP3.
- Per mascherine di comunità (così come anche mascherine monouso o lavabili) s’intende (secondo quanto previsto dal Ministero della Salute): tutte le soluzioni fai-da-te o commerciali in tessuto. Non si tratta, pertanto, né di dispositivi medici né di dispositivi di protezione individuale (DPI). Vanno, dunque, considerate come una semplice misura igienica per limitare la diffusione del Covid-19. Pur rappresentando una semplice barriera fisica nei riguardi del patogeno, senza certificazioni di sorta, devono comunque rispettare determinati criteri, a partire dall’essere prodotte con materiali multistrato (meglio se con filtro sostituibile), non tossico, né infiammabile.
Parità partecipata. Fumarola all’iniziativa della Fisascat Cisl: «La trasparenza non basta. Servono partecipazione e buona contrattazione»
«Quando esiste un divario strutturale tra uomini e donne, non siamo di fronte soltanto a una differenza economica ma anche di potere contrattuale, di sicurezza, di prospettiva. Sono aspetti che nel commercio, turismo, servizi, logistica, comparti architrave...





