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Licenziamenti nella P.A.: nulla di nuovo. Per riorganizzare aprire alla partecipazione dei lavoratori

Il Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2016 ha approvato 11 decreti attuativi della riforma Madia che dovranno ora passare al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari. Uno di questi anticipa, in riposta alle polemiche di queste ultime settimane sulle false attestazioni della presenza in servizio dei dipendenti pubblici, alcune norme della più complessa revisione della disciplina del rapporto di lavoro pubblico, appunto quelle sulla responsabilità disciplinare. Il decreto sui licenziamenti nella Pubblica Amministrazione, dopo tanti annunci mediatici da parte del Governo, non rappresenta uno stravolgimento rispetto al passato. Per riorganizzare davvero la P.A occorre aprire alla contrattazione ed alla partecipazione dei lavoratori. Questa è la vera riforma da fare.
Come Cisl, ma anche unitariamente a Cgil e Uil, siamo infatti impegnati a costruire un meccanismo di partecipazione che veda i lavoratori pubblici, attraverso le organizzazioni sindacali che li rappresentano, attori protagonisti del percorso di ammodernamento della macchina pubblica, e per questo abbiamo più volte chiesto al governo un confronto fattivo sui decreti attuativi per rimuovere i vincoli che impediscono il corretto espletamento della contrattazione decentrata e per realizzare un modello di relazioni sindacali condiviso che possa implementare l’attuazione della riforma.
Come già abbiamo avuto modo di osservare in questi giorni punire severamente i trasgressori delle norme contrattuali e legislative è un interesse anche del sindacato che non può ammettere comportamenti singoli che screditino l’insieme dei lavoratori pubblici. Non condividiamo invece il metodo di spacchettare la revisione della normativa sul lavoro pubblico, per esigenze di consenso mediatico ed elettorale anziché privilegiare una riscrittura attenta, completa, coordinata e finalmente efficace. Le norme per licenziare i trasgressori ci sono sempre state, nelle leggi, come nei contratti, basta applicarle.

La bozza di decreto modifica l’articolo 55 – quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e introduce la fattispecie della “falsa attestazione della presenza in servizio” che si concreta in “qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione presso il quale il dipendente presta servizio circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso”. La Cisl aveva già chiesto da tempo di intervenire concretamente sulla mancanza di responsabilità e di controllo da parte dei dirigenti di fronte ai casi di assenteismo. Tuttavia non crediamo che questi provvedimenti annunciati dal Governo stravolgeranno la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione. Della violazione risponde anche “chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta” e quindi nei casi saltati agli oneri della cronaca in questi giorni anche il dipendente che timbra per i colleghi. In caso in cui il dipendente venga colto in flagranza o mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione delle presenze, scatta l’immediata sospensione cautelare senza stipendio entro quarantotto ore dal momento in cui il dirigente o l’ufficio procedimenti disciplinari ne siano venuti a conoscenza. Contestualmente scatta il procedimento disciplinare, che deve concludersi entro trenta giorni.

Un’altra novità è la previsione di una nuova forma di risarcimento per danno d’immagine alla pubblica amministrazione, per la quale il dipendente può essere condannato a pagare non meno di sei mensilità dell’ultimo stipendio in godimento, più interessi e spese di giustizia.
Per rendere più efficace il sistema sanzionatorio si prevede che l’omessa comunicazione da parte del dirigente delle violazioni del dipendente e l’omessa attivazione del procedimento disciplinare costituiscano fattispecie disciplinare punibile con il licenziamento e il reato di omissione d’atti di ufficio.

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