Emilia Romagna, 12 agosto 2017. Gli anni ’70 per la Scuola sono stati caratterizzati da una normativa particolarmente importante. Ricordiamo la legge 4 agosto 1977, n. 517 che ha rappresentato uno spartiacque per l’integrazione degli alunni con disabilità, con la prestazione di insegnanti specializzati, prevedendo l’abolizione delle classi differenziali ed il numero massimo di alunni per classe in presenza di alunno portatore di handicap. Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario: perché non provare a delineare un bilancio? Sicuramente questa legge estiva ha permesso a moltissimi bambini e ragazzi in situazione di disabilità di sedere accanto ai compagni nelle classi di tutti, ha permesso a tanti insegnanti ed alla scuola di diffondere la cultura dell’integrazione, dell’inclusione, delle buone prassi; ha influenzato la legislazione e la didattica successive. Nessuno immaginerebbe di tornare indietro, di rinnegare le conquiste fatte e vissute. Non si possono dimenticare i tanti sforzi compiuti – in sinergia – dall’amministrazione a fronte di sempre più numerose certificazioni, dei Comuni, della Scuola, della sanità. Ma, per onestà intellettuale e sindacale non si possono negare alcune criticità: ad esempio la non piena realizzazione della continuità didattica. E’ abbastanza intuitivo pensare che i progressi, i miglioramenti avvengono a lungo termine: in realtà diversi sono gli alunni che incontrano, sul loro percorso, una molteplicità di docenti di sostegno, anche nel corso dello stesso anno scolastico. Questo per vari motivi: trasferimenti, ad esempio, nomina in ruolo in province differenti, contenziosi… Ancora, si registra ogni anno una significativa carenza di docenti specializzati: le graduatorie esaurite determinano la chiamata, per posti di sostegno, di colleghi – pur motivati, sensibili e professionali – privi del titolo di specializzazione. Infine, non si può affermare che sia compiuta appieno l’ integrazione – e conseguente abolizione di classi speciali, differenziali – se l’accoglienza degli alunni con disabilità è “riservata” solo ad alcune Scuole (in alcune più di cento alunni con disabilità, in altre nessuno, in alcune classi quattro o cinque, in altre nessuno). La presenza di alunni “speciali” è un impegno, implica progettazione, collegialità, condivisione, ma, è anche un investimento, una bella opportunità per l’alunno stesso, per i compagni, i docenti, il personale ata, i dirigenti.
Emilia Romagna. Scuola: Ora di bilanci
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