Aumentano gli alunni con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/92, crescono le ore di sostegno, ma la stabilità del sistema resta indietro. È il quadro che emerge dai dati più recenti sul sostegno scolastico in Emilia-Romagna, dove il ricorso ai posti in deroga ha ormai superato in modo strutturale l’organico stabile.
Nel giro di quattro anni, gli studenti passano da 22.598 nell’anno scolastico 2023/2024 a 26.704 previsti per il 2026/2027.
Nello stesso periodo, però, l’organico dell’autonomia resta sostanzialmente fermo (da 7.841 a 7.991 posti), mentre i posti in deroga crescono in modo significativo: da 6.119 fino a 9.190 unità.
Un dato che segna un cambio di scenario: il sostegno nella scuola emiliano-romagnola si regge oggi in larga parte su contratti precari.
“Non siamo più di fronte a un’emergenza, ma a un fenomeno strutturale gestito con strumenti temporanei”, afferma Luca Battistelli, segretario regionale CISL Scuola Emilia-Romagna.
“Se i posti in deroga superano quelli dell’organico stabile, significa che il sistema è sottodimensionato. E così non si garantisce qualità”.
A pesare è soprattutto la discontinuità didattica. Secondo i dati dell’ISTAT (anno scolastico 2024/2025), il 58% degli alunni con disabilità cambia insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente.
La quota sale al 61% nella secondaria di primo grado e al 70% nella scuola dell’infanzia. Inoltre, il 9,4% degli studenti cambia docente anche nel corso dello stesso anno.
“Parliamo di numeri che incidono direttamente sulla qualità dell’inclusione”, prosegue Battistelli.
“Ogni cambio di insegnante interrompe percorsi educativi e relazioni costruite nel tempo. La continuità didattica non è un optional, è una condizione essenziale”.
Per la CISL Scuola Emilia-Romagna la priorità è chiara: trasformare i posti in deroga in organico dell’autonomia.
“Il fabbisogno è stabile, quindi devono esserlo anche i posti”, sottolinea Battistelli.
“Continuare a utilizzare il precariato come leva ordinaria significa indebolire il sistema”.
Accanto alla stabilizzazione, il sindacato chiede anche una riforma della formazione iniziale dei docenti di sostegno, per garantire qualità e programmazione coerente con i bisogni reali delle scuole.
“L’Italia resta un modello avanzato sul piano dell’inclusione scolastica, ma – avverte la CISL Scuola – senza interventi strutturali il rischio è quello di compromettere proprio gli elementi che ne hanno fatto un punto di riferimento: continuità, qualità e centralità della relazione educativa”.








