Cagliari, 23 settembre 2017. La madre di tutte le emergenze economico-produttive della Sardegna in questo momento è la questione-energetica. La crisi sarda è il frutto del sedimentarsi di “crisi diverse”, ma tutte con uno stesso denominatore: il differenziale, incolmabile, del costo della “bolletta energetica” fra le nostre imprese e quelle del resto d’Italia e d’Europa. Con l’avvento del metano, e con 50 anni di ritardo, la Sardegna dovrà impostare una sua politica energetica che annulli gli “svantaggi” oggi esistenti fra il Mwh fornito in Sardegna e quello disponibile in Spagna, in Francia o in Toscana. Il gas russo di Gazprom che arriva via Tarvisio costa intorno ai 0,22/0,24 €/m3, prezzo a cui vanno aggiunti il costo di vettoriamento più gli oneri di sistema: in Sardegna non ci si dovrà discostare da tale prezzo. Il patto per la Sardegna (29 luglio 2016) – accordo da 2,9 miliardi di euro – è uno strumento che potrebbe rispondere alle diverse necessità sarde. In particolare: continuità territoriale, aggiornamento tecnologico della rete ferroviaria, rafforzamento infrastrutturazione primaria, compresa quella idrica e sanitaria, e, appunto, la compensazione del gap energetico, cioè la metanizzazione pari a Euro 1,578 mld/. Superata nel 2015 la vicenda GALSI, dopo la rinuncia all’idea del metanodotto da Piombino proposto alla Sardegna nel primo periodo del Governo Renzi, si è arrivati a questa terza ipotesi, cioè l’arrivo del metano allo stato liquido con le navi metaniere, stoccaggio, con la rigassificazione il metano immesso nel tubo che dovrà servire i sottobacini. Quest’opera interessa molto il nostro sindacato per diversi ordini di motivi: innanzitutto per il valore dell’investimento che prevede una dorsale di 277 Km (Sar-roch/Oristano/Porto Torres), più altri tre tratti da 75 Km (Codrongianos/Olbia) e 57 Km (Cagliari/Sulcis) oltre a quello di 45 Km verso il nuorese. In totale più di 450 Km di metanodotto a cui si aggiungono due rigassificatori e diversi centri di stoccaggio e criogenerazione. Il tutto integrato con i 38 bacini dislocati nel territorio dai quali verrà effettuata la distribuzione del metano nell’Isola che il Piano energetico regionale quantifica in un’esigenza di 600 milioni di metri cubi. Per la CISL sarda si è di fronte a un’opera importante che potrà favorire il lavoro per molti operatori e il futuro per il sistema delle imprese. I tempi dell’investimento dovranno essere certi e la previsione del 2025 (sono previste altre due fasi da completare entro il 2019 e il 2022) non dovrà essere spostata in avanti. I tempi esageratamente lunghi non hanno aiutato il processo di reindustrializzazione dell’Isola, innescando un clima di sfiducia rispetto alle politiche dello sviluppo.
Sardegna. Crisi energetica in atto
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