Roma, 27 marzo 2019. Le dichiarazioni dell’on. Azzolina ripropongono un approccio al tema reclutamento che potremmo definire “ideologico” e che si è già dimostrato del tutto fallimentare rispetto al problema della troppo diffusa precarietà del lavoro nella scuola. Precarietà che infatti aumenta, e non diminuisce, nonostante la scelta di puntare in esclusiva sui concorsi cosiddetti selettivi. A scanso di equivoci: nessuno e tantomeno noi chiede che si possa diventare insegnanti senza dover dimostrare di essere in grado di svolgere una professione così impegnativa, delicata e difficile. Quel che stupisce è che si affidino per anni classi e alunni a docenti precari, grazie ai quali la scuola apre e funziona, e poi ci si ponga il problema di sottoporli a selezione tramite concorso nel momento in cui potrebbero entrare in ruolo, avendo nel frattempo accumulato esperienza di lavoro spesso anche per parecchi anni scolastici. C’è qualcosa che non torna in questo modo di ragionare, molto ideologico, che sembra voler risolvere il problema della necessaria valutazione delle attitudini e delle competenze con una scelta che appare più di immagine che di sostanza (il concorso selettivo che basterebbe a far salva la qualità dell’insegnamento) e il cui unico effetto concreto è di perpetuare una precarietà estesa del lavoro, con grave danno ai docenti interessati e nessun vantaggio, anzi notevoli problemi, proprio all’efficacia e alla qualità del servizio che si dice di voler favorire. Perché più il lavoro è precario, meno lo si riesce a gestire in modo opportuno per chi se ne avvale: a partire dalla continuità didattica, compromessa alla radice proprio dall’abnorme ricorso al lavoro precario, Detto questo, alcune puntualizzazioni su quanto affermato dalla parlamentare M5S.Sbaglia l’On. Azzolina quando dichiara che per i docenti precari di terza fascia della secondaria le modifiche introdotte dalla legge di bilancio al decreto legislativo 59, accorciando il percorso, diano una risposta alle rivendicazioni ripetutamente poste dai precari. Ricordiamo all’On. Azzolina che il Decreto 59 originario, di cui abbiamo criticato da subito la farraginosità, aveva il pregio di prevedere una procedura riservata ai docenti con 36 mesi destinando loro una notevole quota di posti invece del misero 10% che la riforma di questo governo ha previsto per i precari. Precari che non avranno più una procedura riservata, ma dovranno superare il medesimo concorso di chi precario non è, con tanto di prova preselettiva.Sbaglia l’on. Azzolina quando dichiara che la fase straordinaria per i precari della scuola secondaria sia già stata attuata con l’applicazione del decreto 59 attraverso il concorso straordinario non selettivo per gli abilitati. Sbaglia perché la questione che stiamo ponendo è l’assenza di una visione a regime che riconosca il diritto alla stabilizzazione di coloro che lavorano a tempo determinato da più di 36 mesi pur privi di abilitazione: a questi precari la nostra scuola è da sempre costretta a rivolgersi, indipendentemente dai concorsi ordinari, per garantire tutti gli anni la presenza in cattedra sui più di 100.000 posti di supplenza. Per essi abbiamo più volte chiesto, e ribadito anche di recente, che sia garantita una procedura riservata per l’assunzione in ruolo dopo 36 mesi di lavoro, confermando quindi un doppio canale di reclutamento, opportunamente rivisitato, che affianchi le ordinarie procedure concorsuali per titoli ed esami.Questo chiediamo, invitando le forze politiche di maggioranza ad andare oltre quanto contenuto nel contratto di governo, che tra l’altro non sembra neanche scritto con troppa precisione, visto che anche in questo caso hanno l’esigenza di interpretarlo.Si esca per favore dalle dispute ideologiche, si affronti il tema reclutamento partendo dalla realtà vera che vivono le nostre scuole, si faccia un ragionamento serio su come verificare e sostenere in itinere la qualità professionale, senza scommettere ossessivamente su una selettività che rischia davvero di essere fine a sé stessa, quasi un modo per mettersi a posto la coscienza più che una reale e seria garanzia di qualità.
Scuola. Cisl: “Azzolina. Stabilizzare il lavoro per favorire la qualità”
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