Roma, 1 agosto 2019 – Bene l’approvazione della legge, già votata all’unanimità dalla Camera dei Deputati e oggi a larghissima maggioranza dal Senato. Vale tuttavia la pena fare qualche considerazione in più, per capire meglio quali prospettive delinei per la scuola la legge appena approvata. Va detto anzitutto che l’ingresso della nuova disciplina incrocia e dovrà raccordarsi con un insegnamento attualmente già previsto a partire dalla scuola dell’infanzia e nei due cicli di istruzione, quello di “cittadinanza e costituzione”, introdotto dalla legge 169 del 2008. Un insegnamento nel quale, come ancora attualmente si legge sul sito del MIUR, sono confluiti “gli obiettivi e le conoscenze una volta compresi nell’insegnamento dell’Educazione civica”.
Quindi non è priva di fondamento l’osservazione secondo cui sarebbe improprio parlare di “introduzione” dell’educazione civica, quando si tratterebbe piuttosto della “rimodulazione” di quanto oggi già avviene con cittadinanza e costituzione.
Indubbiamente la proposta di legge in discussione e oggi definitivamente approvata, traguarda una assetto della disciplina più strutturato, prevedendo l’emanazione di linee guida cui fare riferimento per una più puntuale definizione di obiettivi e contenuti dell’azione didattica, fissando modalità e criteri per la valutazione e soprattutto indicando in modo preciso il monte ore da destinare obbligatoriamente al “nuovo” insegnamento, pari a 33 ore annue, vale a dire un’ora alla settimana, ma con una sottolineatura di non poco conto, ossia che si tratta di ore “da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti”. Il che pone inevitabilmente a carico delle istituzioni scolastiche il compito di far quadrare i conti nella programmazione annuale delle attività.
Altro aspetto meritevole di considerazione è che l’insegnamento non prevede una specifica tipologia di docente o classe di concorso, essendo previsto in modo generico il suo affidamento, “anche in contitolarità, a docenti della classe”, salvo le situazioni in cui sia possibile affidarlo “ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili nell’ambito dell’organico dell’autonomia”. Prevista anche una figura di “coordinatore” per ciascuna classe, senza che siano meglio precisate le modalità di assegnazione dell’incarico, mentre è detto molto chiaramente che per tale compito “non sono previsti compensi, indennità o altri emolumenti comunque denominati”, salvo quanto potrà stabilire la contrattazione d’istituto attingendo alle risorse del fondo MOF. Staremo anche vivendo, come si dice, la stagione del cambiamento, ma sull’abitudine di innovare “a costo zero” anche i nuovi attori della politica si rivelano tenacemente conservatori.
Istruzione. Gissi (Cisl Scuola): “Educazione civica, un buon ritorno, purtroppo a costo zero”
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