«Il voto in Bassa Sassonia della scorsa settimana ci dice che la paura del cambiamento è più diffusa di quanto ammettiamo. Dove prevalgono estremismo e populismo, i primi a essere svuotati sono i corpi intermedi: il sindacato è uno degli obiettivi. La risposta non può essere l’allarme senza criterio, ma dev’essere riformista, perché la paura ha radici concrete. Il sindacato è uno dei pochi luoghi in cui si impara che la libertà cammina con la responsabilità. Ogni contratto vero che sostituisce un contratto fittizio toglie terreno alla paura: è così che oggi, concretamente, si difende la democrazia». È quanto ha sottolineato la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo oggi a Roma la due giorni della Fisascat Cisl dal titolo “Dialoghi sul lavoro nel terziario privato. Transizioni in corso”.
«Il dumping non è solo sfruttamento, è concorrenza sleale verso le imprese oneste. Chi taglia il costo del lavoro non è più competitivo, è parassitario, perché scarica quel costo su altri. Difendere il contratto leader conviene a lavoratori e imprese: la competizione deve andare verso l’alto, su salari, welfare e parti normative», ha sottolineato Fumarola, indicando nella qualità della contrattazione uno strumento essenziale per contrastare la concorrenza sleale e tutelare il lavoro regolare.
«Il Cnel ha distinto per la prima volta i contratti realmente applicati da quelli solo depositati: su oltre mille testi del settore privato, quelli di settore sono circa 150. È trasparenza, non ancora regola: chiunque può depositare un contratto, cambia solo dove viene collocato. La proposta è semplice: in sede istituzionale devono poter essere depositati solo i contratti firmati da organizzazioni con i requisiti di rappresentatività, perché il deposito pubblico dà a un testo una forma di ufficialità che pesa su appalti, benefici contributivi e ispezioni. Se un organismo dello Stato certifica, deve farlo con un criterio, e il criterio è la rappresentatività misurata», ha osservato la segretaria generale della Cisl, richiamando la necessità di collegare il riconoscimento istituzionale dei contratti a criteri effettivi di rappresentatività.
«La legge sul salario giusto ha affermato un principio che sostenevamo da anni: la contrattazione collettiva è, ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione, lo strumento per determinare la retribuzione proporzionata e sufficiente. Il minimo legale appiattisce: una cifra oraria unica per l’apprendista e per il tecnico specializzato, un tetto più che un pavimento. Il trattamento economico complessivo funziona all’opposto: considera livelli e professionalità e porta con sé il welfare contrattuale. A ciascuno secondo la quantità e la qualità del suo lavoro, come dice la Costituzione», ha spiegato Fumarola, ribadendo la centralità della contrattazione collettiva nella definizione di un salario adeguato e proporzionato alla professionalità.
«Molto passa dalla manovra. La cornice è stretta: finisce il Pnrr, la crisi energetica scarica costi su famiglie e imprese, la spesa netta nel 2027 può crescere al massimo dell’1,9 per cento. Margini ci sono, ma sono stretti, vanno spesi bene. Il ministro Giorgetti ha detto a Cernobbio che la responsabilità di rilanciare i salari non può ricadere solo sullo Stato. Siamo d’accordo, se ognuno fa la sua parte: lo Stato in manovra, le imprese nei rinnovi», ha detto la leader della Cisl, soffermandosi sulle scelte che dovranno caratterizzare la prossima legge di bilancio e sulla necessità di un impegno condiviso tra istituzioni e parti sociali per sostenere la crescita dei salari.
«Da questa due giorni porto via tre impegni: chiudere l’accordo interconfederale sulla rappresentanza; aprire nei prossimi rinnovi del terziario un capitolo vero sulla partecipazione, a partire dalla bilateralità; costruire con le associazioni datoriali una posizione comune sulla qualità negli appalti», ha concluso Fumarola






















