Modena, 23 marzo 2020. «Il provvedimento di ieri è inadeguato perché restano aperte troppe attività che riteniamo non essenziali, mentre aumentano i contagiati e chi continua a lavorare è giustamente preoccupato. Se il decreto non viene modificato subito, metteremo in campo iniziative di lotta e mobilitazione, che potrebbero culminare anche in uno sciopero generale». Lo afferma il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta commentando l’elenco dei codici Ateco contenuti nell’allegato 1 al Dpcm emesso ieri – domenica 22 marzo. «In questo momento la salute e sicurezza dei lavoratori hanno la priorità assoluta. Per questo, insieme a Cgil e Uil, – dice Ballotta – sosteniamo le nostre categorie e rsu appartenenti ai settori aggiunti nello schema del decreto che, a nostro avviso, non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali. Lo stesso vale per tutti quei luoghi di lavoro nei quali non sono garantite le condizioni di sicurezza definite nel protocollo condiviso del 14 marzo scorso. Le segreterie nazionali di Cgil Cisl Uil hanno già chiesto un incontro urgente ai Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia finalizzato a modificare il decreto e lo schema allegato firmato ieri dal presidente del Consiglio e dal ministro della Salute». Per il segretario della Cisl, però, è molto importante cominciare a organizzare adesso il “dopo coronavirus” anche a livello locale, attivando il tavolo unitario previsto dal “Patto per lo sviluppo” firmato a Modena il 27 novembre 2019. «Non facciamoci illusioni, ripartire sarà durissimo. Per questo dobbiamo trovare al più presto, insieme alle istituzioni e associazioni imprenditoriali, le soluzioni che – conclude William Ballotta – ci permettano di tornare al più presto alle condizioni di benessere, lavoro e coesione sociale per le quali il nostro territorio è considerato un modello non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo».
Emilia Romagna. Ballotta (Cisl): “Decreto blocco attività. Troppe produzioni ancora operative, a Modena subito tavolo per progettare il “dopo coronavirus””
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