“La crisi climatica e quella sanitaria – aggiunge il sindacalista – ci spingono a qualificare e valorizzare le professionalità dei comparti agroalimentari e ambientali: braccianti e allevatori, forestali e addetti alla bonifica, sono mestieri che hanno svolto negli ultimi anni un ruolo sempre più rilevante nella tutela dell’ambiente e del patrimonio naturale e paesaggistico, nel rilancio intelligente di territori marginalizzati e nel contrasto allo spopolamento e alla desertificazione, nel saper cogliere le opportunità offerte dalla green economy. Per questo le nostre battaglie per la crescita, lo sviluppo, il lavoro, la centralità della persona, sono intimamente intrecciate con il bisogno di politiche ambientali contro la crisi climatica e a salvaguardia della salute. Per il sindacato una sfida importante sarà quella di dare nuovo impulso alla contrattazione collettiva, che a partire da quella decentrata svolgerà un ruolo chiave per rispondere ai bisogni emergenti di formazione, partecipazione, flessibilità, solidarietà. Anche il nostro Parlamento sarà chiamato a intraprendere la rinascita del Paese partendo proprio da alcuni dossier rilevanti per la sostenibilità, come ad esempio la legge ‘salva mare’, per consentire ai nostri pescatori la raccolta della plastica in mare, oppure la legge contro il consumo di suolo, che abbiamo sostenuto lanciando la nostra campagna ‘Senza terra non c’è cibo’, per mettere fine a quelle politiche che hanno portato a far sparire 50 Km quadrati di suolo agricolo all’anno”.
“Come sottoscrittori del Manifesto di Assisi – conclude Rota – riteniamo che non siano più accettabili i ritardi del passato: servono valori e culture, empatia e tecnologia. Ma serve soprattutto un forte impegno da parte di tutti, un forte richiamo alla responsabilità personale e a un orientamento etico delle azioni di ciascuno”.





