“Penso che lo smart working sia un’opportunita’ formidabile per coniugare produttivita’ e benessere del lavoratore, buona flessibilita’ e sostenibilita’ ambientale e sociale, inclusione e conciliazione vita-lavoro”, tuttavia per fare questo “occorre restituire la materia alla contrattazione. Ogni innovazione contrattuale resta inutile di fronte alle deroghe introdotte in questi mesi, che permettono alle aziende di operare in modo unilaterale”. Quindi “il primo passo e’ superare questo limite restituendo centralita’ agli accordi individuali e collettivi”. Ma per raggiungere lo scopo occorre “un protocollo d’intesa che individui nelle relazioni industriali il luogo dove costruire solidi affidamenti su autonomia e responsabilita’ del lavoratore, tutela del salario e dell’orario, formazione continua, diritti fondamentali alla privacy e alla disconnessione, salute e sicurezza. Questa forma non contrattuale di ‘home working coatto’ obbliga il lavoratore a stare a casa per la pandemia. Si tratta di impostare limiti sulle fasce orarie, ma anche di valorizzare l’autonomia della persona di operare dove e come meglio crede”.
Pensioni. Fumarola al Consiglio Generale della Fnp Cisl: «Serve una riforma strutturale e un fisco più equo»
“Per troppo tempo l’invecchiamento è stato raccontato come una stagione di riduzione: meno ruolo, meno voce, meno spazio, meno possibilità. La realtà è diversa: i pensionati non sono un costo, non sono un peso, non sono una voce di bilancio da comprimere. Soprattutto,...







