“Nonostante il blocco dei licenziamenti, la differenza tra le assunzioni e le cessazioni di rapporti di lavoro negli ultimi dodici mesi, già in progressiva flessione nella seconda metà del 2019, è rapidamente peggiorato a causa dell’emergenza sanitaria, con 742.000 posizioni lavorative in meno nell’ultimo anno, soprattutto a causa delle cessazioni di contratti a termine. Contemporaneamente è esploso l’utilizzo della cassa integrazione, con un ordine di grandezza neppure paragonabile allo stesso periodo dell’anno precedente: dopo il picco di maggio, nei mesi di giugno e di luglio, in seguito alle riaperture, le ore sono quasi dimezzate, ma restano attestate su una quantità elevatissima. Così come sono fortemente aumentate la Naspi e soprattutto la DisColl, rispecchiando quest’ultimo dato l’impatto del covid sul lavoro autonomo.
A fronte di tale quadro le nostre richieste prendono maggiore forza: le nuove settimane di cassa integrazione covid devono essere strutturate in modo tale da non lasciare periodi scoperti finoa fine anno per le aziende che ne necessitano, così come sino a fine anno va mantenuto, senza margini di ambiguità interpretative, il blocco dei licenziamenti. Inoltre vanno prorogate le indennità Covid per tutte le categorie, ovviamente a condizione che non sia ripresa l’attività, mentre il decreto agosto ne ha lasciate fuori alcune, in particolare gli operai agricoli, i lavoratori domestici e gli autonomi, da recuperare in fase di conversione in legge del provvedimento.
Gli oltre 27 miliardi di euro del Fondo Sure in fase di assegnazione all’Italia vanno utilizzati con un piano strategico che metta insieme proroga degli ammortizzatori sociali , rimodulazione degli orari di lavoro ed interventi sulle politiche attive con percorsi di formazione , riqualificazione, ricollocamento delle persone” .






