«Il fenomeno del lavoro sommerso va compreso a partire dall’aspetto culturale, nella consapevolezza che chi ricorre al lavoro nero opera al di fuori dalla legge a discapito dell’intera collettività, danneggiando l’intero sistema Paese. A farne le spese sono innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori, privati di quei diritti e di quelle tutele di natura legale e contrattuale connessi all’instaurazione di unrapporto di lavoro sano, ma anche le aziende oneste, danneggiate dal dumping sleale, e lo Stato, in termini di gettito fiscale e previdenziale». Ad affermarlo il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini, intervenuto a Roma in occasione dell’appuntamento conclusivo del progetto “Alexus– Una leva per uscire dal sommerso: il dialogo sociale”, l’iniziativa formativa finanziata da ANPAL e promossa da IAL Lombardia, Fondazione Metes e ENFAP Puglia in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil per promuovere migliori condizioni di lavoro e più occupazione regolare nei tre settori produttivi.«In Italia – ha affermato Guarini – il complesso dell’economia sommersa vale 154 miliardi di euro, di cui ben 62,4 generati dall’impiego di lavoro irregolare. Si tratta di un fenomeno che colpisce in maniera rilevante il pianeta terziario, tradizionalmente frammentato in piccole e microimprese, dove l’incidenza del lavoro irregolare si attesta al 14,5% e raggiunge picchi nel lavoro domestico e nel socio-assistenziale, comparti dalla grande importanza sociale che però faticano nel vedersi riconosciuta la piena dignità lavorativa».Guarini ha sottolineato che «sarebbe un errore soffermarsi esclusivamente sul lavoro nero, poiché tra i comparti del terziario molto spesso l’irregolarità si manifesta attraverso le forme del lavoro grigio, ovvero quelle situazioni in cui sussiste un contratto ormalmente regolare che però non viene poi rispettato nello svolgimento effettivo della prestazione. Un fenomeno particolarmente presente nei piccoli esercizi del commercio e del turismo e nelle varie realtà dei servizi, dove troppo frequentemente si assiste a forme di part-time a tempo pieno, a casi di sotto-inquadramento che colpiscono in particolare i giovani e le donne, all’abuso di collaborazioni e partite IVA, al mancato rispetto delle norme su pause e riposi, permessi e ferie».«Si tratta di situazioni talmente comuni da essere ritenute socialmente tollerate, secondo una logica di accettazione passiva. Serve un cambio di passo culturale, una svolta in cui le Parti Sociali possono giocare un ruolo importante esercitando una funzione educativa. Formare le lavoratrici e i lavoratori sui loro diritti legali e contrattuali, aumentare la conoscenza degli strumenti di tutela messi a loro disposizione, supportarli nell’attività di denuncia devono essere prerogative del sindacato» ha aggiunto il sindacalista.Guarini ha richiamato l’attenzione sul fondamentale ruolo degli Enti Bilaterali, «che potrebbero mettere in campo incentivi per favorire i processi di emersione volontaria», e auspicato che alle funzioni esercitate dalle Parti Sociali si affianchi l’azione pubblica atutti i livelli. Su quest’ultimo versante il segretario generale della Fisascat Cisl ha evidenziato che «occorre rafforzare il personale preposto alle attività ispettive, personale che dovrà ricevere la giusta formazione per monitorare come il lavoro nero si inserirà nei processi di digitalizzazione che stanno completamente trasformando il lavoro nei suoi luoghi, nei suoi tempi e nelle sue modalità».
Terziario. Guarini (Fisascat Cisl): ”Lavoro sommerso. Fenomeno che colpisce in maniera rilevante il terziario di mercato frammentato in piccole e medie imprese”
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