«Mai come quest’anno riflettere sul genocidio del popolo ebraico è utile a comprendere quanto sta accadendo oggi e quanto dobbiamo ancora imparare. Il feroce attacco terroristico subito da Israele e la dura reazione militare che ne è seguita “non risolvono – come ha detto papa Francesco – le questioni tra i popoli, anzi esse diventano più difficili, causando sofferenza per tutti”. La scia di dolore che porta con sé tale sofferenza si perpetua attraverso le generazioni. Facciamo quindi nostro l’appello del pontefice per la cessazione immediata delle ostilità e per la liberazione di tutti gli ostaggi. Questa speranza potrebbe diventare realtà con l’impegno della comunità internazionale, ma le istituzioni nate sull’onda del forte anelito alla pace seguito alla Seconda guerra mondiale hanno perso il loro vigore e vedono il loro ruolo progressivamente indebolito. La storia stessa della Shoah è strettamente collegata alla guerra, perché è in questo scenario di morte e di distruzione, con l’occupazione di diversi territori in Europa e in Africa, che il regime nazista riuscì ad estendere, inasprire e radicalizzare le proprie politiche razziali antisemite. Mentre quella che si celebra oggi, la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, fu un segnale chiaro che l’esito del conflitto era ormai deciso. Non soltanto quel giorno furono liberati i sopravvissuti, ma la scoperta di Auschwitz permise al mondo di conoscere quello che era accaduto fino ad allora e che avevano subito anche a molti italiani, perché è lì che fu destinata la quasi totalità dei deportati del nostro Paese, come quelli provenienti dalle provincie di Padova e di Rovigo e richiusi nel campo di Vo’ Vecchio. La dimensione dell’orrore fu resa nota grazie alla memoria di quanti ebbero la forza di raccontare la loro esperienza.Ma le testimonianze dei sopravvissuti non incitano mai alla vendetta e promuovono semmai la cultura del dialogo e della pace, lanciando soprattutto un monito, perché l’immane tragedia di allora non abbia a ripetersi. Eppure, oggi assistiamo al preoccupante moltiplicarsi di atti di antisemitismo in diversi Paesi del mondo. “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”, ha scritto Primo Levi. E mentre la peste si sta risvegliando, si moltiplicano episodi di discriminazione e addirittura di persecuzione anche nei confronti di altri popoli, come i cristiani, che a milioni sono stati costretti a lasciare la loro terra d’origine, nell’indifferenza del resto del mondo. Uno degli insegnamenti della Shoah è proprio il peso dell’indifferenza nelle grandi tragedie della storia e l’insinuarsi del male anche nel cuore di uomini apparentemente comuni e innocenti e forse convinti di esserlo».
Veneto. Scavazzin (Cisl): “Un monito per comprendere quanto dobbiamo imparare”
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