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Ue.Cisl: Industrial Accelerator Act. Un primo passo ma si deve fare di più

5 Marzo 2026 | In Evidenza

Ue.Cisl: Industrial Accelerator Act. Un primo passo ma si deve fare di più

5 Marzo 2026 | In Evidenza

«Per la CISL l’Industrial accelerator act presentato il 4 marzo dal vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné è un primo importante passo verso una politica industriale comune europea, ma è ancora insufficiente per affrontare le sfide sistemiche che il continente ha di fronte per recuperare i gap maturati nei confronti di Cina e USA». E’ quanto sottolinea la Confederazione di Via Po in una nota. 

«La CISL condivide l’obiettivo dichiarato dall’esecutivo UE di portare il peso del settore manifatturiero dal 14,3% attuale al 20% del Pil europeo entro il 2035, anche se evidenzia come la Commissione Juncker avesse proposto l’obiettivo del 30%, ben più ambizioso e funzionale ad affrontare la sfida del deficit di produttività, che riguarda l’Italia e l’Europa nel suo complesso», aggiunge la Cisl.  

«La strategia consiste nell’orientare gli aiuti alle imprese verso prodotti fabbricati in Europa, generando così una domanda a sostegno dello sviluppo della manifattura “Made in Europe”. Il percorso è certamente condivisibile, anche se sarà decisiva la fase di fissazione degli standard per la definizione dei prodotti europei», sottolinea ancora la Confederazione. 

«Per la CISL è importante che una quota significativa dei manufatti riconosciuti come “europei” venga prodotta in stabilimenti siti nel continente; e che vengano fissate delle condizionalità specifiche per essere considerati “Made in Europe”, tra cui l’applicazione delle regole sul lavoro e dei contratti collettivi sottoscritti dalle parti sociali comparativamente maggiormente rappresentative a livello nazionale; e l’attuazione delle normative europee e nazionali relative alla partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti all’innovazione tecnologica. 

Le misure di stimolo alla domanda di prodotti a basse emissioni contenute nell’ Industrial accelerator act sono condivisibili, purché l’approccio non sia quello di fissare rigidi standard ambientali, senza curarsi dei possibili impatti sociali e sulla competitività del sistema industriale europeo, con il rischio di avvantaggiare i nostri competitor globali.

Si auspica, inoltre, il rilancio dell’idea italiana di un fondo sovrano europeo per l’industria e di regole comuni, che evitino un’ulteriore nazionalizzazione degli incentivi, che favorirebbe la manifattura sita nei Paesi con minori vincoli alla spesa pubblica, sfavorendo quelli con meno agibilità finanziaria. 

Infine, la CISL sollecita il Governo ad avviare un confronto relativo all’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di scambio delle quote di anidride carbonica, che salvo rinvii, è previsto per il 1° gennaio 2027 e che, senza specifici correttivi, avrà un impatto significativo su imprese e famiglie. 

La nostra organizzazione propone che si avvii una riflessione, resa possibile dalla normativa europea, per contenere l’impatto sui prezzi di ETS2 attraverso una revisione condivisa dei costi fiscali e degli oneri parafiscali e ambientali che gravano sul settore dell’energia», conclude la Cisl. 

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