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Casa. Affitti, Sicet Cisl: «Si stabilizza a 4 miliardi il gettito della cedolare secca, ma è flop per la flat tax sugli affitti brevi»

28 Aprile 2026 | Categorie ed Enti CISL

Casa. Affitti, Sicet Cisl: «Si stabilizza a 4 miliardi il gettito della cedolare secca, ma è flop per la flat tax sugli affitti brevi»

28 Aprile 2026 | Categorie ed Enti CISL


Il Sicet, sindacato inquilini della Cisl, ha analizzato i dati diffusi dal ministero dell’Economia sulle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno di imposta 2024), riguardanti l’applicazione della cedolare secca sugli affitti. Dati che mostrano una stabilizzazione del gettito complessivo, superiore ai 4 miliardi di euro, seppure con una leggera flessione rispetto all’anno precedente. Secondo il Sicet, la crescita costante della flat tax iniziata nel 2011 sembra aver raggiunto il suo picco massimo nel 2024. Il dato più rilevante riguarda la composizione del gettito: circa il 75% delle entrate (oltre 3 miliardi di euro) deriva dalla cedolare al 21% applicata ai contratti di libero mercato, con un imponibile in crescita che ha raggiunto i 14,4 miliardi di euro. Parallelamente, cresce anche l’imponibile per la cedolare al 10% (canone concordato), passando da 7,4 a 7,9 miliardi di euro.

Commentando questi numeri, il segretario generale del Sicet Cisl Fabrizio Esposito evidenzia che «il trend crescente della flat tax sugli affitti registrato dal 2011 in avanti sembra aver raggiunto il suo picco nel 2024 e tende ora a stabilizzarsi nel 2025. Tuttavia, il dato più significativo è che la gran parte del gettito continua a derivare dal libero mercato, a discapito dei contratti a canone concordato». Esposito pone anche l’accento sul mancato impatto delle misure sulle locazioni brevi: «Assistiamo al vero e proprio flop della cedolare sugli affitti brevi, che vale poco più di 200 milioni. Su questo dato incide pesantemente la forte propensione al sommerso, tradizionalmente radicata nel settore delle locazioni turistiche. Viene quasi da sorridere se pensiamo alle aspre polemiche dell’ultima legge di bilancio su un presunto incremento spropositato del carico fiscale in questo settore».

L’analisi del Sicet evidenzia inoltre una profonda disomogeneità territoriale nel rapporto tra l’utilizzo della cedolare al 21% e quella al 10%. Mentre a livello nazionale nel 2025 il rapporto fra il gettito riferito alla cedolare secca al 21% e quella al 10% è all’incirca di 2 a 1, in certe province si scende ad un rapporto di 1 a 1 o addirittura prevale il canone concordato. «In alcuni territori il ricorso alla cedolare al 10% è così prevalente da lasciar immaginare che vi siano accordi territoriali troppo appetibili per i proprietari e poco vantaggiosi per gli inquilini, mentre in altre zone il canone concordato è troppo limitato ed è necessaria una verifica e una revisione in senso opposto».

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