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Ventisette anni dall’assassinio di Massimo D’Antona. Il suo lascito continua a orientare chi crede nel dialogo e nei diritti

20 Maggio 2026 | Attualità-3

Ventisette anni dall’assassinio di Massimo D’Antona. Il suo lascito continua a orientare chi crede nel dialogo e nei diritti

20 Maggio 2026 | Attualità-3

«Ventisette anni fa, le Nuove Brigate Rosse assassinavano Massimo D’Antona, giuslavorista, consulente del Ministero del Lavoro, uomo di pensiero e di impegno civile. Il suo lascito, una visione del lavoro fondata sul dialogo, sui diritti, sulla partecipazione continua a orientare chi crede che le relazioni industriali si costruiscano con la ragione e non con la violenza. La CISL lo ricorda oggi con gratitudine e con la consapevolezza che il miglior modo per onorare chi è caduto è continuare, ogni giorno, a fare ciò che i terroristi volevano impedire: riformare, costruire, tutelare».

È quanto sottolinea sui profili social della Confederazione , la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola ricordando la figura del giuslavorista, assassinato a Roma 27 anni fa dalle Nuove Brigate Rosse.

Massimo D’Antona (Roma, 1948) era professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università La Sapienza e consulente giuridico del Ministero del Lavoro nel governo D’Alema. Tra i principali giuristi del lavoro della sua generazione, aveva contribuito in modo determinante alle riforme del pubblico impiego degli anni Novanta.

Il 20 maggio 1999, mentre si recava a piedi al lavoro, fu colpito a morte in via Salaria da un commando delle Nuove Brigate Rosse. Aveva 51 anni. Le BR rivendicarono l’omicidio indicandolo come bersaglio per il suo ruolo nelle politiche del lavoro — una lettura distorta di un impegno riformatore condotto nel pieno rispetto delle regole democratiche.

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