«La scadenza del 31 maggio 2026 rappresenta una tappa fondamentale nella riorganizzazione della rete dell’assistenza territoriale in Basilicata: entro tale data, infatti, dovranno iniziare la loro attività tutte le strutture previste dal PNRR, in particolare le case di comunità (17), gli ospedali di comunità (5) e le centrali operative territoriali (6 già tutte aperte)». È quanto si legge in un documento congiunto della Cisl, della Cisl Fp e della Cisl Medici della Basilicata, dove si ricorda che «il Covid ha drammaticamente dimostrato, in tutto il globo, l’importanza della medicina territoriale: il DM 77 e il PNRR hanno fornito gli strumenti economici ed organizzativi per rifondare la medicina territoriale in tutto il nostro paese. È per questo che il traguardo del 31 non può essere mancato, perché non avremo più una possibilità come questa». Nel documento si riporta che «il 15 maggio, presso la direzione dell’Asp, si è tenuta una riunione con tutte le organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza medica, sanitaria e amministrativa, durante la quale il direttore generale De Filippis ha illustrato il cronoprogramma delle attività svolte per garantire l’apertura di tutte le strutture entro la fine di questo mese. Infatti, entro tale data sarà necessario adottare la delibera di attivazione delle case di comunità e sottoporre tali strutture alla verifica dell’esperto indipendente che dal 26 al 29 sarà chiamato a certificare la conformità di tutte le strutture. A seguito della verifica e dei conseguenti adempimenti, l’Azienda sanitaria dovrà trasmettere gli atti definitivi alla Regione. Il direttore ha anche illustrato quali attività dovranno transitare in queste strutture, con quale personale e quali apparecchiature/attrezzature le attività verranno garantite, indicando le diverse fasi di progressione per la messa a regime delle attività, con particolare riguardo alla dotazione di personale e alle nuove assunzioni dedicate per le strutture di prossimità». Nel corso della riunione sono state anche illustrate «quali strutture territoriali, già operanti sul territorio regionale, non verranno interessate da questa riorganizzazione».
«Pur comprendendo le difficoltà connesse alla realizzazione di queste strutture, alla riorganizzazione e allo spostamento delle attività, difficoltà tra l’altro riscontrate su tutto il territorio nazionale, la Cisl ha posto l’accento sulla necessità di incontrarsi in maniera cadenzata, già a partire dagli inizi del prossimo mese di giugno per meglio affrontare le criticità legate ai disagi dello spostamento del personale, ma anche e soprattutto per discutere del monitoraggio dell’andamento del modello organizzativo adottato, eventualmente da perfezionare ed implementare. Sarà indispensabile, perché non più rinviabile, affrontare questioni come quelle inerenti alla reale presa in carico del paziente, alle attività da assegnare alle Cot, alle Case di comunità, agli Ospedali di comunità. Vanno altresì approfonditi gli aspetti legati al ruolo centrale che i distretti dovranno esercitare nel nuovo modello organizzativo, nonché alla valenza dei punti unici di accesso, oltre che alle risorse umane da destinare a questi servizi, se davvero si vuole creare una sanità a misura di cittadino».
È per tale motivo che la Cisl, «interpretando ancora una volta il ruolo di sindacato propositivo, ha organizzato per la prima decade di giugno, una giornata di confronto con le istituzioni per fare il reale punto della situazione sulla medicina territoriale, ma soprattutto per discutere di quale potrebbe essere il migliore modello organizzativo per la medicina territoriale e dell’area sociosanitaria, perché a nostro avviso la co-progettazione e la co-programmazione sono fondamentali se si vuole raggiungere l’obiettivo di un sistema sanitario regionale che sia davvero a misura di cittadino».
Secondo Cisl, Cisl Fp e Cisl Medici della Basilicata «tutti i cambiamenti generano preoccupazione e spavento, ma è pur vero che cambiare è necessario: lo richiedono i tempi e la programmazione del PNRR. È probabile che potranno crearsi delle carenze in una prima fase di attuazione ed è per questo che chiediamo che, accanto ad una cadenzata e puntuale attività di monitoraggio ad un mese della messa a sistema e dopo ogni due mesi nel primo anno di attuazione della riforma sanitaria, si rafforzi tutto quello che è collaterale alla riforma sanitaria, ossia il sistema dei trasporti, le attività di screening e prevenzione portate nei territori anche con un unità mobili, le politiche sociali e socio-sanitarie. Tutto questo può sostenere, rafforzare e stringere le maglie della rete della sanità di prossimità, che è fatta di Case e Ospedali di comunità, ma anche di integrazione con le politiche sociali, con le politiche degli Ambiti territoriali sociali, il sistema dei trasporti, i programmi di screening e prevenzione, le politiche di contrasto alle diverse forme di povertà».
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