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Emilia R. Cisl Romagna sul salario minimo a Santarcangelo: “A rischio il Protocollo appalti”

20 Maggio 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

Emilia R. Cisl Romagna sul salario minimo a Santarcangelo: “A rischio il Protocollo appalti”

20 Maggio 2026 | Dai Territori > Emilia Romagna

La CISL Romagna boccia senza appello la mozione di indirizzo politico sul salario minimo approvata dal Consiglio Comunale di Santarcangelo ieri sera. Il documento, che punta a impegnare il Comune a sottoscrivere Appalti che prevedano una soglia minima di almeno 9 euro l’ora come vincolo nei bandi di gara pubblici, viene liquidato dal sindacato come “una scelta demagogica, ideologica e giuridicamente discutibile, che rischia di danneggiare gli stessi lavoratori e che giunge totalmente inaspettata visto quanto era già stato condiviso negli ultimi mesi”.

Una fuga in avanti inaspettata arrivata proprio il giorno prima di un incontro in sede tecnica per il proseguo della trattativa e che, di fatto, pregiudica le relazioni sindacali sul territorio. La Segreteria della CISL Romagna lancia infatti un duro allarme: “Questa decisione unilaterale, mette a rischio pesantemente la firma del protocollo d’intesa sulle relazioni sindacali e sugli appalti, un accordo su cui stavamo discutendo da tempo con l’Amministrazione e che era ormai quasi in dirittura d’arrivo e che vedeva una linea ampiamente condivisa dalle Parti: l’individuazione congiunta dei CCNL applicabili negli appalti di lavoro e servizi quale strumento di garanzia di adeguate tutele economiche e normative promuovendo quindi condizioni di lavoro dignitose e sicure, qualità delle prestazioni, legalità e responsabilità sociale sulla scia del Protocollo già firmato con il Comune di Rimini. Il salario dignitoso si difenda unicamente rafforzando il ruolo tutelante dei Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) siglati dalle sigle comparativamente più rappresentative”.

Lo stop della Consulta: illegittimo il salario fisso nei bandi
Il primo stop arriva dalla recentissima Sentenza n. 60 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso 30 aprile 2026. I giudici delle leggi hanno dichiarato illegittimo l’art.1 della Legge 30/2025 della Regione Toscana che introduceva un criterio premiale per chi, partecipando a gare di appalto, si impegnava ad applicare un salario minimo orario di 9 euro, sancendo che gli enti locali così facendo violano la competenza legislativa esclusiva dello Stato sulla tutela della concorrenza. Non solo: la Corte ha ribadito che il Codice degli Appalti nazionale (D.Lgs. 36/2023) tutela già i lavoratori obbligando le stazioni appaltanti ad applicare i CCNL leader di settore.

Il bluff sulla Direttiva UE
La CISL Romagna smonta anche il castello retorico dei richiami all’Europa: “Chi cita la Direttiva UE sui salari minimi per giustificare i 9 euro orari nei bandi, mente sapendo di mentire”. La stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea, respingendo i ricorsi contro la Direttiva 2022/2041, ha chiarito che il quadro comunitario non impone alcun salario minimo legale o cifra fissa, ma nasce esattamente per blindare e valorizzare la contrattazione collective e l’autonomia sindacale, che nel nostro Paese copre oltre il 97% della forza lavoro.

Il rischio del “livellamento verso il basso”
“Fissare la cifra minima 9 euro nei bandi rischia paradossalmente di favorire il dumping e livellare i salari verso il basso” spiega la Segreteria romagnola. “I contratti nazionali non contengono solo una tariffa oraria, ma un pacchetto globale e insostituibile di diritti: scatti di anzianità, tutele sulla sicurezza, welfare e maggiorazioni che nessuna delibera comunale può replicare. Il lavoro povero e i contratti ‘pirata’ si combattono applicando in modo rigoroso gli accordi tra le parti e le leggi dello Stato “.

La CISL Romagna auspica quindi che l’Amministrazione rifletta ulteriormente sull’opportunità di perseguire questa direzione, che mina le relazioni e la possibilità di definire un protocollo sul quale si erano già trovati importanti punti di convergenza innovativi rispetto alla tutela, alla sicurezza di lavoratori e lavoratrici, della qualità del lavoro e di forte contrasto alla concorrenza sleale tra le aziende.

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