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Sardegna. Intelligenza artificiale, Ledda: «Governare l’innovazione per tutelare lavoro, persone e diritti»

26 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Intelligenza artificiale, Ledda: «Governare l’innovazione per tutelare lavoro, persone e diritti»

26 Maggio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Il sindacato richiama l’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e rilancia la necessità di investire in competenze, lavoro qualificato e coesione sociale, affinché la tecnologia non riduca la persona a un dato.

Non è più una discussione sul futuro. L’intelligenza artificiale sta già cambiando il lavoro, l’economia e gli equilibri sociali. La domanda, oggi, è chi guiderà questa trasformazione e chi invece rischia di pagarne il prezzo.

È da qui che parte la riflessione della CISL Sardegna, che richiama la necessità di governare l’innovazione mettendo al centro persona, lavoro, competenze e coesione sociale, anche alla luce della nuova Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della dignità umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Per la CISL Sardegna, la trasformazione tecnologica in corso non può essere considerata una questione esclusivamente tecnica o lasciata alle sole logiche del mercato. L’intelligenza artificiale sta già entrando nei sistemi produttivi, nell’industria, nella logistica, nella sanità, nei servizi finanziari, nella pubblica amministrazione e nell’organizzazione del lavoro, modificando processi, competenze e modelli produttivi.

«L’intelligenza artificiale non è un destino inevitabile – sottolinea Pier Luigi Ledda, segretario generale CISL Sardegna – ma una tecnologia che deve essere governata con responsabilità sociale, partecipazione e visione strategica. La questione non è fermare il cambiamento, ma indirizzarlo verso obiettivi di sviluppo umano, qualità del lavoro e coesione sociale».

Nel documento Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV richiama il rischio di costruire una nuova “Babele”, fondata sull’idolatria del profitto, sull’omologazione e sulla riduzione della persona a semplice dato o prestazione. Allo stesso tempo invita a “ricostruire Gerusalemme”, cioè a edificare comunità fondate sulla corresponsabilità, sulla solidarietà, sulla dignità del lavoro e sulla centralità dell’essere umano.

Per la CISL Sardegna, questo richiamo assume un valore ancora più forte in una regione che affronta contemporaneamente crisi demografica, spopolamento, fragilità industriali e perdita di capitale umano.

«La Sardegna – evidenzia il segretario – non affronta la rivoluzione dell’intelligenza artificiale da una posizione neutra. La affronta dentro una condizione segnata da invecchiamento della popolazione, fuga dei giovani, indebolimento della base produttiva e forti squilibri territoriali. Per questo l’innovazione può diventare una straordinaria occasione di rilancio oppure un ulteriore fattore di marginalizzazione».

I dati mostrano come la trasformazione sia già in atto. Il Rapporto Istat 2025 evidenzia una crescita esponenziale dell’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno 10 addetti, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% nel 2025. Nonostante il raddoppio in un anno, la diffusione resta diseguale, con una presenza significativa nelle grandi imprese (circa 50%) e più limitata nelle piccole medie imprese.



Tuttavia, la sua diffusione incontra ancora ostacoli rilevanti: quasi il 60% delle imprese hanno valutato investimenti in IA, senza poi realizzarli, a causa della mancanza di competenze adeguate. A ciò si affiancano l’incertezza normativa, la difficoltà di accesso a dati di qualità, le preoccupazioni per la privacy e i costi elevati.

«Questo significa – prosegue Ledda – che non stiamo parlando di scenari lontani, ma di cambiamenti che stanno già modificando il lavoro, i processi produttivi e le competenze richieste. Il vero nodo oggi è il capitale umano».

Secondo il sindacato, il rischio maggiore è che la trasformazione tecnologica produca maggiore produttività senza generare maggiore qualità del lavoro, accentuando le disuguaglianze tra chi possiede competenze adeguate e chi invece rischia di essere espulso o marginalizzato dal mercato del lavoro.

Per questo la CISL Sardegna considera decisivi gli investimenti in formazione continua, scuola, ITS, università, ricerca, dottorati industriali, politiche attive e riqualificazione professionale.

«L’innovazione è positiva se crea più lavoro qualificato, più sicurezza, più partecipazione, più valore aggiunto e più coesione sociale. Se invece viene utilizzata solo per comprimere il costo del lavoro e sostituire persone, non stiamo parlando di progresso».

La Sardegna dispone di competenze, università, centri di ricerca e potenzialità importanti nei settori dell’ICT, dell’energia, dell’agroindustria, dell’aerospazio e dei servizi avanzati. L’intelligenza artificiale può diventare una leva per trattenere giovani, creare lavoro qualificato, rafforzare le filiere produttive e migliorare i servizi pubblici. Ma serve una strategia pubblica chiara e condivisa

Richiamando anche quanto indicato dall’Enciclica di Papa Leone XIV, la CISL Sardegna ribadisce infine la necessità di costruire un modello di sviluppo che metta davvero al centro la persona e il lavoro.

«L’intelligenza artificiale è una scelta di società. Può concentrare ricchezza e aumentare le disuguaglianze oppure diventare una leva per rafforzare dignità del lavoro, produttività, partecipazione e coesione territoriale. La differenza la faranno la politica, la qualità delle istituzioni, le relazioni industriali e la capacità di costruire sviluppo inclusivo», conclude il segretario.

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