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Terziario. Deloitte: la stretta sullo smart working può indurre a un fenomeno di dimissioni di massa. Fisascat Cisl: «Servono tutele effettive e impegni vincolanti all’altezza del gruppo»

1 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Terziario. Deloitte: la stretta sullo smart working può indurre a un fenomeno di dimissioni di massa. Fisascat Cisl: «Servono tutele effettive e impegni vincolanti all’altezza del gruppo»

1 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Entra in una fase di stallo il confronto tra il Gruppo Deloitte e le organizzazioni sindacali di categoria per il rinnovo dell’accordo sullo smart working, in scadenza il prossimo 30 novembre e applicato ai quasi 15mila dipendenti del network italiano della società leader nei servizi professionali alle imprese, attiva nella revisione contabile, nella consulenza fiscale, legale e finanziaria. Il Gruppo è presente con 23 sedi sul territorio nazionale ad Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Roma, Torino, Treviso, Udine, Varese, Verona, Vicenza e Voghera. 
Al centro del negoziato la proposta aziendale di ridefinire l’attuale modello di lavoro agile, riducendo da cinque a due le giornate ordinarie di smart working settimanali. Le organizzazioni sindacali hanno espresso la netta contrarietà a una riduzione strutturale dello smart working, chiedendo piena trasparenza sui dati relativi all’impatto che il nuovo modello organizzativo avrebbe sulle lavoratrici e sui lavoratori.
L’analisi della documentazione fornita dall’azienda ha evidenziato un elemento particolarmente critico: quasi 3.000 dipendenti risiedono a oltre 100 chilometri dalla sede di lavoro e, in numerosi casi, la distanza supera i 700, i 900 e persino i 1.100 chilometri. Una condizione che rende di fatto impraticabile un obbligo generalizzato di rientro in presenza per due o tre giorni alla settimana senza adeguate garanzie. 
Per queste lavoratrici e questi lavoratori, per i quali la modalità di lavoro agile è disciplinata dal contratto individuale di lavoro, la modifica dell’attuale organizzazione rischierebbe di tradursi nell’impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro e si configurerebbe come una scelta unilaterale dell’azienda.
Nel corso dell’ultimo incontro del 26 giugno la Fisascat Cisl ha ribadito che, senza risposte chiare, vincolanti e soddisfacenti per i circa 3.000 lavoratori coinvolti, non esistono le condizioni per proseguire il confronto sul testo dell’ipotesi di accordo. Per la federazione cislina la proposta aziendale rischia infatti di costringere migliaia di lavoratrici e lavoratori a scegliere tra il mantenimento del posto di lavoro e la sostenibilità della propria vita personale e familiare, trasformando una revisione dell’organizzazione del lavoro in un meccanismo di espulsione indiretta dal lavoro. La direzione aziendale ha preso atto della posizione sindacale e si è riservata un periodo di valutazione per formulare una nuova proposta. Il confronto resta pertanto sospeso.

«Abbiamo detto con estrema chiarezza all’azienda che prima di discutere qualsiasi modifica dell’accordo occorre risolvere il problema dei quasi 3.000 dipendenti fuori sede che verrebbero pesantemente penalizzati dal nuovo modello organizzativo» dichiarano Luigi Spinzi, segretario nazionale della Fisascat Cisl, e Sara Mangone, segretaria generale della Fisascat Cisl Lombardia. «Per chi vive a centinaia di chilometri dalla sede di lavoro, – sottolineano i due sindacalisti – imporre due o tre rientri settimanali significa, nei fatti, rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro e indurre a un fenomeno di dimissioni di massa. Una revisione dell’organizzazione del lavoro non può trasformarsi in uno strumento che spinge le persone a dimettersi perché impossibilitate a conciliare il lavoro con la propria vita». «Nessuno può essere costretto a scegliere tra il proprio impiego e la propria famiglia. – concludono – Servono risposte chiare, tutele effettive e impegni vincolanti per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Auspichiamo un ripensamento da parte dell’azienda, all’altezza della storia, delle responsabilità e del profilo internazionale del Gruppo Deloitte».

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