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Metalmeccanici. Uliano (Fim Cisl): «L’ex Ilva si salva solo con lo Stato: per Taranto bonifiche e rilancio»

30 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Metalmeccanici. Uliano (Fim Cisl): «L’ex Ilva si salva solo con lo Stato: per Taranto bonifiche e rilancio»

30 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

“Per il risanamento e il rilancio dell’ex Ilva serve una presenza forte dello Stato. Chiamarla nazionalizzazione oppure in un altro modo cambia poco: conta la sostanza.” Così il Segretario generale  della FIM CISL Ferdinando Uliano intervistato da P.M.Alfieri oggi sulle pagine di Avvenire.

“Lo Stato deve guidare il rilancio industriale, accompagnare la transizione verso i forni elettrici e costruire una partnership con operatori privati.”

Anche in altri paesi europei il rilancio della siderurgia – sottolinea il leader della FIM – è passato attraverso un ruolo determinante dello Stato. Pensare che il mercato possa risolvere da solo una crisi di questa portata significa esporsi al rischio di un ridimensionamento irreversibile dello stabilimento.”

Rispetto all’incontro a Palazzo Chigi continua: si era partiti da una presa d’atto, quasi una resa rispetto alla decisione del Tribunale. Per noi era un’impostazione inaccettabile, perché avrebbe significato definire un cronoprogramma di chiusura dell’area a caldo, con conseguenze pesantissime an che sulle aree a freddo di Geno va e Novi Ligure. Alla fine è prevalsa l’idea che serva una proposta straordinaria che metta al centro la questione industriale.”

Sulla situazione attuale dell’acciaieria il Segretario FIM – dice chiaramente come la rimozione dello scudo penale abbia contribuito a cambiare l’atteggiamento di ArcelorMittal, che ha progressivamente smesso di considerare Taranto un asset strategico per il proprio sviluppo.

La continuità produttiva del sito tarantino per Uliano è necessaria perché il problema dell’ex Ilva non è il mercato anzi, le imprese metalmeccaniche italiane continuano ad averne bisogno di acciaio di qualità. L’obiettivo deve essere arrivare ai forni elettrici mantenendo una capacità produttiva di circa sei milioni di tonnellate, affiancata dalla filiera dei preridotti, così da mettere in sicurezza la siderurgia italiana.

“La produzione a caldo va resa compatibile con l’ambiente, non cancellata – sottolinea Uliano, precisando che “se lo stabilimento venisse fermato diventerebbe più difficile perfino completare le bonifiche. Produzione e risanamento devono procedere insieme.”

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