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Metalmeccanici. Appalto Ex Ilva: primi annunci del fermo attività

31 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Metalmeccanici. Appalto Ex Ilva: primi annunci del fermo attività

31 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

La Fim Cisl, attraverso il Segretario Nazionale Valerio D’Alò e il Segretario Generale Taranto Brindisi Biagio Prisciano, esprime preoccupazione e forte apprensione per la grave crisi che sta attraversando lo stabilimento di Acciaierie d’Italia di Taranto, in seguito alla recente decisione della Corte d’Appello di Milano di ordinare la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni. Gli effetti mediatici di questa sentenza, nel territorio ionico ha già provocato la sospensione delle attività da parte di Semat e Anmarr, creando un crescente stato di agitazione tra i lavoratori. Il quadro si presenta drammaticamente mutato negli ultimi giorni, per via di un improvviso cambio di direzione da parte del Governo, che ha riformulato il percorso per il futuro del polo siderurgico di Taranto. I lavoratori manifestano amarezza e delusione di fronte alle nuove comunicazioni provenienti dai datori di lavoro, che annunciano la fermata definitiva delle attività. «Non vogliamo credere che questo sia lo stop definitivo», affermano D’Alò e Prisciano, «si tratta di una fase estremamente delicata, che rischia di diventare l’inizio di un’emorragia senza precedenti nel nostro territorio». Un’emorragia che potrebbe coinvolgere fino a 20mila lavoratori del comparto metalmeccanico e dei servizi, senza alcun reale paracadute di protezione. In questa fase cruciale, è fondamentale che tutti gli attori istituzionali assumano le proprie responsabilità. La vendita dell’industria siderurgica a privati, l’ingresso dello Stato come azionista strategico, le compartecipazioni pubblico-private devono rappresentare strumenti concreti di rilancio per l’area. È indispensabile anche una destinazione efficace dei nuovi Fondi di Sviluppo e Coesione, affinché l’Italia e, in particolare, Taranto possano riconquistare la loro vocazione manifatturiera e industriale. «Il tempo stringe», sottolineano D’Alò e Prisciano, «quando parliamo di continuità produttiva intendiamo questo: arrivare alla decarbonizzazione in tempi celeri ma sostenibili, lontano dalle strumentalizzazioni di chi vuol far passare il sindacato come affezionato all’industria del 900. Siamo convinti che l’obiettivo condiviso di un ambiente salubre sia raggiungibile con azioni meno perentorie del mandare “tutti a casa” fermando gli impianti».

In vista dei prossimi tavoli di confronto, in cui saranno coinvolte tutte le parti in causa, D’Alò e Prisciano auspicano che possano definirsi azioni condivise e strategie di sostegno che salvaguardino i posti di lavoro e il futuro di un’industria storica del nostro Paese, mettendo in sicurezza tutti i lavoratori. La tutela dei lavoratori e delle comunità territoriali non può essere rinviata, perché il rischio di un disastro sociale ed economico è ormai dietro l’angolo. È il momento di agire con decisione, responsabilità e senso di prospettiva.

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