«La violenza non è mai una forma legittima di espressione democratica, per questo non può essere tollerata. Chi devasta una città, distrugge beni pubblici o privati, aggredisce le forze dell’ordine va condannato senza esitazioni. Il sindacato, anche in altri momenti storici particolarmente complicati per il nostro Paese, ha sempre respinto con forza ogni forma di violenza.
Nello stesso tempo, servono equilibrio e responsabilità, senza mai confondere chi semina il caos con chi organizza manifestazioni o mobilitazioni democratiche. Per questo reputiamo sbagliata la proposta politica che chiede di imporre una cauzione finanziaria a carico di chi promuove un’iniziativa o un corteo. Suona come una sorta d’intimidazione verso un diritto, quello di manifestare, che la Costituzione riconosce a tutti. Non si può scaricare su associazioni, sindacati o comitati le colpe di altri».
Così Filippo Pieri, a “La finestra sui fatti”, la rubrica settimanale che va in onda su [https://www.radioflyweb.it/] Radio Flyweb, ha commentato i disordini e le devastazioni che lo scorso fine settimana le proteste giovanili hanno arrecato a Bologna e altre città italiane.
«Tuttavia – continua il segretario generale della Cisl ER – è un errore fermarsi solo alle devastazioni senza interrogarsi sulle ragioni che sono alla base del disagio e della sfiducia verso il futuro che attraversa il mondo dei giovani. E’ una generazione di ragazzi che fa più fatica ad accedere a un lavoro stabile, a costruirsi un progetto di vita, a conquistare una propria autonomia. E di questo occorre tenerne conto, così come bisogna rendersi conto di come ci sia la netta percezione della distanza che si è creata tra questo mondo e quello delle istituzioni.
Allora bisogna muoversi su un doppio fronte: da una parte fermezze contro chi sceglie la violenza, ma dall’altra mettere in campo una capacità di ascolto vero, che in questo momento manca».
Tra le principali priorità indicate dal leader regionale della Cisl c’è il bisogno di un lavoro di qualità. “Il reddito è importante – continua -, ma il lavoro è soprattutto dignità, identità, partecipazione sociale, e oggi troppi giovani vivono in condizioni di precariato, di bassi salari, di incertezza e, in taluni casi, di sfruttamento”.
«Nello stesso tempo – prosegue – vi è la necessità di ricostruire luoghi di partecipazione e di relazioni sociali, visto che negli ultimi anni, specie tra i ragazzi, sono aumentate a dismisura fragilità emotive, isolamento e abbandoni scolastici».
«Senza mai dimenticare – conclude il sindacalista – che per ricostruire la fiducia occorrono passi concreti, come una casa a prezzi accessibili, servizi pubblici efficienti e una sanità e un sistema educativo che funzionino».










