«Da quarant’anni fate impresa partendo dai bisogni delle persone. Abbiamo una radice comune, la dottrina sociale della Chiesa, e un maestro che avete riscoperto a Rimini: Léon Harmel». Così la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, intervenuta oggi a Milano all’Assemblea Generale della Compagnia delle Opere, nel quarantesimo anniversario della sua fondazione.
«Harmel nel 1883 mise operai e proprietà nello stesso consiglio di fabbrica, perché “il lavoro dell’uomo non è una merce ma un atto umano”. Leone XIII scrisse la Rerum Novarum guardando anche a quel lanificio».
«Da quella radice viene un principio da rimettere al centro: la sussidiarietà. Vuol dire dare alla società organizzata, imprese, associazioni, sindacato, Terzo settore, un ruolo attivo nelle politiche di sviluppo e nella costruzione di un nuovo welfare comunitario, vicino alle persone e ai territori. È quello che le vostre opere e la nostra rappresentanza fanno ogni giorno».ha aggiunto la leader Cisl.
Sulla manovra economica, Fumarola ha sottolineato la necessità di evitare interventi indiscriminati e di concentrare le risorse sulle priorità del Paese.
«Questa è l’ultima manovra della legislatura e la tentazione dei bonus elettorali è fortissima. Scostamenti, flat tax, condoni: con risorse così limitate, distribuirle a pioggia significa sprecarle».
«Noi chiediamo il contrario: concentrarle su pochi nodi di sistema. Due su tutti, energia e redditi. Aiuti selettivi e decrescenti con il reddito per famiglie e filiere energivore; la quota di investimento della clausola su reti, accumuli e rinnovabili, perché ogni euro speso lì abbassa le bollette di domani».
La segretaria generale della CISL ha poi richiamato l’urgenza di sostenere il ceto medio e di intervenire sul drenaggio fiscale.
«Il ceto medio è la corda su cui si regge l’Italia, e la corda si sta sfibrando. Tecnici, impiegati, operai specializzati, pensionati con una vita di contributi: con il drenaggio fiscale restituiscono allo Stato oltre otto miliardi in due anni. Aliquote e scaglioni vanno indicizzati, come nel resto d’Europa».
Da qui la necessità di superare la discontinuità delle politiche pubbliche e di costruire un percorso condiviso tra le diverse forze politiche e sociali.
«Da trent’anni il Paese ricomincia da capo a ogni legislatura: è la sindrome di Penelope. Chi arriva disfa la tela del predecessore, e la concertazione è stata messa in soffitta alla fine degli anni Novanta da governi di ogni colore».
«Per questo proponiamo un patto di legislatura sui nodi irrisolti, valido chiunque vinca. Una tregua che non chiede a nessuno di rinunciare alle proprie idee, ma di costruire invece di demolire. Una società complessa non si comanda dall’alto: si coinvolge» ha aggiunto la leader Cisl.













