«In Italia, in pochi anni, nel settore domestico e assistenziale si è passati dai circa 147 mila rapporti di lavoro del 1990 a circa 800 mila rapporti regolarmente registrati nel 2024, ai quali si aggiunge una consistente quota di lavoro sommerso, grigio e nero, mentre in Emilia-Romagna i rapporti regolari si aggirano intorno ai 70 mila. Tra questi, circa il 93% sono lavoratrici, di cui più dell’86% di origine straniera. Nel computo delle provenienze prevalgono i Paesi dell’Est Europa con circa il 68%.
Un settore, quello del lavoro di cura, in continuo divenire in cui sta cambiando la stessa figura di queste lavoratrici, specie nella nostra regione, dove nel 2024 il 40% delle assistenti familiari aveva più di 60 anni, contro il 27,2% del livello nazionale, e con solo il 4,6% al di sotto dei 35 anni. Dato in netto calo rispetto al 6,6% del 2020. In altri termini, anno dopo anno aumenta l’età delle assistenti familiari, non c’è un turn-over sufficiente e questo spiega perché anche in presenza di mezzi economici diventa sempre più difficile trovare un’assistente familiare.
Sono questi alcune considerazioni emerse nel corso dell’iniziativa organizzata dalla Cisl che si è tenuta questa mattina a Bologna, appuntamento in cui è stato presentato il Rapporto IDOS 2025 con un approfondimento specifico su “Ruoli di cura: analisi e prospettive”.
Figure professionali che nonostante offrano un contributo essenziale al nostro sistema di cura, spesso pagando un costo personale altissimo rispetto al proprio progetto di vita, continuano a scontrasi con diverse e perduranti criticità : dal lavoro irregolare, alle probitive condizioni lavorative, fino al mancato riconoscimento di formazione avvenuta all’estero, come lauree o qualifiche professionali conseguite nei Paesi d’origine. Attestati che spesso non vengono riconosciuti in Italia, limitando di fatto sia il riconoscimento delle competenze, sia l’accesso alla formazione per fare meglio o crescere nel proprio lavoro.
Difficoltà che nello stesso tempo si estendono anche alle professioni sanitarie e socio-assistenziali, vista una crescente difficoltà nel reperire e, soprattutto, nel trattenere personale qualificato. Numeri importanti, considerato che in Emilia-Romagna, solo riferendosi ai servizi residenziali e semi residenziali, riguardano circa 15 mila operatori socio-sanitari e circa 35000 persone assistite.
“Negli ultimi anni – sottolinea Carmela Lavinia, segretria regionale Cisl con delega alle politiche sociali – abbiamo evidenziato come il problema non consista soltanto nell’assumere nuovi operatori, ma nel creare condizioni di lavoro tali da rendere queste professioni realmente attrattive e sostenibili nel lungo periodo. Carichi assistenziali sempre più elevati, turnazioni impegnative, difficoltà nel conciliare vita lavorativa e familiare, limitate prospettive di carriera e retribuzioni spesso non proporzionate alle responsabilità richieste rappresentano fattori che alimentano un progressivo fenomeno di abbandono della professione o di migrazione verso altri contesti lavorativi”. “
“La situazione – continua la sindacalista – richiede una risposta strutturale. La vera sfida consiste nel rendere queste professioni attrattive attraverso un insieme coordinato di interventi che comprendano una migliore organizzazione del lavoro, adeguati riconoscimenti economici, percorsi di crescita professionale, servizi di welfare per i lavoratori e politiche abitative capaci di sostenere soprattutto i giovani professionisti“.
“Serve un cambio di paradigna. La questione delle professioni di cura non riguarda soltanto le persone anziane, fragili o con disabilità e le loro famiglie, è necessario liberarsi dalla della cura come problema esclusivamente privato. La cura riguarda la possibilità stessa di una comunità di esistere e si costruisce con l’organizzazione dei servizi pubblici, la partecipazione al mercato del lavoro, l’inclusione delle persone migranti, la qualità dell’occupazione e, soprattutto, la tutela della dignità della persona. Costruire un sistema di assistenza stabile, programmato e orientato alla prevenzione, e quindi non fondato solo sulla risposta alle emergenze con interventi frammentari, significa investire nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare, nella formazione continua, nella valorizzazione delle competenze professionali e in politiche migratorie lungimiranti. Significa anche riconoscere che il lavoro di cura non rappresenta un costo da contenere, ma un investimento strategico sul capitale umano e sulla coesione sociale”, conclude Carmela Lavinia.
Valutazioni cisline sul lavoro di cura che sembrano trovare piena conferma nei dati sulla profondaa trasformazione demografica che sta investendo il nostro Paese, che va così a incidere radicalmente sul sistema sanitario, sociale e assistenziale. Difatti, nel 2026, le persone con almeno 65 anni rappresentano il 25,1% della popolazione residente, circa 14,8 milioni di persone, mentre i bambini fino a 14 anni sono soltanto l’11,6% e la popolazione in età lavorativa il 63,2%. Dati che non fanno altro che confermare come l’Italia sia il Paese più anziano dell’Unione europea, con un’età media di 47,1 anni e oltre 2,5 milioni di persone con più di 85 anni. Una trasformazione che in Emilia-Romagna assume dimensioni particolarmente significative.
“Un’importante iniziativa, promossa dalla Cisl Emilia Romagna, poiché mette sotto osservazione un tema cruciale– conclude Sauro Rossi segretario confederale Cisl nazionale – ovvero come affrontare le azioni di sostegno alle famiglie e alle persone che si trovano in difficoltà e che fanno i conti con condizioni di non autosufficienza e disabilità. Una condizione che in questi anni registra un allargamento importante delle necessità ed è per questo che è assolutamente di rilievo il tentativo di discutere di quali ruoli rafforzare nelle attività di cura e soprattutto qual è il livello di coordinamento tra tutti i soggetti che operano su questo importante tema sia a livello istituzionale che nel campo delle attività del terzo settore per qualificare le azioni di sostegno e di cura a favore delle persone e delle famiglie”.








