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Sardegna. Trasporti, Ledda (Cisl): «L’allarme di Cellino riguarda tutti i sardi. Non possiamo continuare a pagare il prezzo dell’insularità»

2 Novembre 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Trasporti, Ledda (Cisl): «L’allarme di Cellino riguarda tutti i sardi. Non possiamo continuare a pagare il prezzo dell’insularità»

2 Novembre 2026 | Dai Territori > Sardegna

«Alberto Cellino pone un problema serio, che condividiamo e che non riguarda soltanto le imprese. Quando aumentano i costi per trasportare le merci da e per la Sardegna, le conseguenze finiscono per ricadere anche sui lavoratori, sui pensionati e sulle famiglie. Le imprese fanno più fatica a competere, gli investimenti diventano più difficili e una parte di quei costi arriva fino agli scaffali dei negozi e alla spesa quotidiana delle persone. E questo accade in una regione nella quale salari e pensioni sono già troppo bassi rispetto al costo della vita».

È quanto afferma Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna, intervenendo sulle difficoltà del trasporto merci e, più in generale, sulla situazione dei collegamenti dell’isola.

«Credo che dobbiamo partire proprio da qui. Non si tratta di scegliere se stare dalla parte delle imprese o da quella dei lavoratori e dei cittadini. Su questioni come questa gli interessi si incontrano. Se un’impresa perde competitività, rischiano anche i posti di lavoro. Se aumentano i costi dei trasporti, a risentirne sono anche le famiglie. E se la Sardegna diventa un territorio nel quale è sempre più difficile produrre, lavorare e vivere, a perdere è tutta la nostra comunità».

«Non è neppure un problema nuovo. Da anni parliamo degli svantaggi dell’insularità, dei costi dell’energia, delle difficoltà dei collegamenti e delle nostre infrastrutture. Eppure continuiamo troppo spesso ad affrontare queste questioni separatamente, rincorrendo le emergenze. Non possiamo pensare che basti intervenire ogni volta che una situazione diventa insostenibile».

Ledda richiama anche le difficoltà che stanno attraversando i collegamenti aerei. «Pensiamo a quanto sta accadendo nel trasporto aereo e alle preoccupazioni per la continuità territoriale. Per noi sardi prendere un aereo non è una possibilità tra tante. È spesso una necessità per lavorare, studiare, curarsi, raggiungere i propri familiari. Le difficoltà delle compagnie e del sistema aeroportuale non riguardano soltanto chi viaggia, ma anche tanti lavoratori e tante attività economiche che vivono intorno agli aeroporti. Ecco perché non possiamo ragionare sui porti senza occuparci degli aeroporti e dei collegamenti interni. Sono parti di uno stesso sistema».

«Ci sono poi le persone che ogni giorno lavorano nei porti, sulle navi, negli aeroporti, nell’autotrasporto e nella logistica. Persone che garantiscono servizi indispensabili e alle quali dobbiamo assicurare sicurezza, contratti rispettati, retribuzioni adeguate e stabilità occupazionale. Non possiamo cercare di ridurre i costi facendo pagare il conto ai lavoratori».

Per il segretario generale della CISL Sardegna serve ora un’iniziativa concreta delle istituzioni. «Regione e Governo nazionale devono trovare il modo di affrontare insieme questi problemi, senza continuare a scaricarsi reciprocamente le responsabilità. Chiediamo innanzitutto di intervenire sulle difficoltà più urgenti del trasporto merci e della continuità territoriale aerea. Ma dobbiamo anche conoscere meglio quanto pesano realmente i costi dei collegamenti sulle imprese e sulle famiglie, verificare la qualità dei servizi e programmare gli investimenti necessari nei porti, negli aeroporti e nelle infrastrutture interne. Servono impegni precisi, risorse e tempi sui quali poter verificare i risultati».

«È anche una delle ragioni per cui, come CISL, stiamo proponendo alla Regione un Patto sociale per lo sviluppo, il lavoro e le competenze. Abbiamo bisogno di mettere insieme le questioni che condizionano il futuro della Sardegna: trasporti, energia, industria, formazione, qualità del lavoro e servizi ai cittadini. Non possiamo continuare a procedere per singole emergenze, senza una direzione condivisa».

«Per questo ritengo importante l’allarme lanciato da Cellino. Non perché le ragioni delle imprese debbano prevalere su altre, ma perché ci ricorda quanto siano legate alle condizioni di vita e di lavoro dei sardi. L’insularità è un dato geografico, ma non possiamo accettare che diventi una penalizzazione permanente. Chi vive e lavora in Sardegna deve poter contare su opportunità e condizioni dignitose, non sentirsi ogni giorno più distante dal resto del Paese. È una responsabilità che riguarda tutti, a cominciare dalle istituzioni».

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