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Emilia Romagna. Fim Cisl Emilia Centrale: il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici interessa 30 mila lavoratori modenesi

29 Novembre 2016 | Dai Territori, Dai Territori > Emilia Romagna

Emilia Romagna. Fim Cisl Emilia Centrale: il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici interessa 30 mila lavoratori modenesi

29 Novembre 2016 | Dai Territori, Dai Territori > Emilia Romagna

Reggio Emilia, 29 novembre 2016. “Un accordo storico e innovativo per tutti i 30.000 metalmeccanici reggiani” è il primo commento di Giorgio Uriti, segretario della Fim Cisl Emilia Centrale dopo la firma del contratto nazionale dei metalmeccanici firmato l’altro giorno a Roma dai sindacati Fim, Fiom e Uilm con Federmeccanica e Assistal. “Dopo anni di divisioni laceranti, abbiamo ritrovato l’unità sindacale nell’interesse dei lavoratori – ha dichiarato Giorgio Uriti, segretario generale della Fim Cisl Emilia Centrale, al consiglio generale della categoria che si è riunito per analizzare e commentare il rinnovo contrattuale –. Quello che abbiamo sottoscritto è un contratto centrato su elementi nuovi o rinnovati che muteranno profondamente ruolo, partecipazione, competenze e riconoscimento della professionalità dei lavoratori nelle aziende. Insieme a salute e sicurezza, il diritto soggettivo più importante per tutti i metalmeccanici diventa quello della formazione, a partire da una campagna di recupero del gap di competenze digitali”. “Il welfare integrativo – ha spiegato Uriti – assume un peso, anche economico, molto importante e si affianca al salario. Sono potenziate sia Metàsalute (l’assistenza sanitaria integrativa riconosciuta a tutti i lavoratori metalmeccanici e ai loro familiari a carico, anche ai conviventi) sia Cometa (la previdenza integrativa), che vede aumentare il contributo a carico dell’azienda dall’1,6% al 2% per incentivare uno strumento fondamentale per le pensioni del futuro, soprattutto per i giovani. Uriti concorda con il segretario nazionale della Fim, Marco Bentivogli che, rispondendo a chi auspicava più salario in busta paga, ha detto “Negli ultimi anni sono aumentate le spese sanitarie a carico delle famiglie. E in realtà: 100 euro dati da un’azienda nel contratto nazionale diventano 58 nelle tasche del lavoratore, 85 con quello aziendale. Mentre restano 100 con il welfare”. “E tutelare il welfare – ha detto Uriti – significa tutelare i lavoratori. Infine, fermo restando il valore fondamentale del contratto nazionale, si diffonde la contrattazione di secondo livello per aumentare la produttività e valorizzare il contributo dei lavoratori”.

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