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Emilia Romagna. Lavoro irregolare a Reggio Emilia, su 400 aziende controllate 150 fuori norma

12 Dicembre 2018 | Dai Territori, Dai Territori > Emilia Romagna

Emilia Romagna. Lavoro irregolare a Reggio Emilia, su 400 aziende controllate 150 fuori norma

12 Dicembre 2018 | Dai Territori, Dai Territori > Emilia Romagna

Reggio Emilia 12 dicembre 2018 – “Il territorio reggiano deve affrontare questi temi in appositi tavoli territoriali concertati tra le diverse istituzioni e associazioni” sono le parole di William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale. Nel commentare, a Reggio Emilia, gli ultimi dati riportati dall’Ispettorato del Lavoro. “In questa casistica dal 1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018 sono state controllate dagli ispettori del lavoro oltre 400 aziende in tutta la provincia e il 37,5% di queste, circa 150, sono risultate non a norma. Un sentinella di irregolarità sul lavoro allarmante quando, come Cisl, ribadiamo come la sicurezza e la tutela della salute nei luoghi di lavoro sono la condizione essenziale in una società civile e sviluppata”.
“Ma la provincia di Reggio Emilia – dettaglia Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale – non è meno virtuosa di altre. Bisogna tenere conto, infatti, che la percentuale di aziende irregolari è relativa a quelle controllate. E nonostante la carenza di personale, più volte da noi denunciata, le verifiche sono state effettuate come di dovere. Inoltre i lavoratori stanno prendendo per fortuna sempre più consapevolezza dei loro diritti e decidono di denunciare sempre più spesso. A oggi le denunce che pervengono all’ispettorato territoriale fatte dai lavoratori sono state circa 200”.

Un secondo motivo che ha incentivato il lavoro irregolare è l’assenza di una forma contrattuale adatta per regolare il lavoro occasionale e i piccoli lavoretti stagionali. “Dopo che sono stati cancellati i voucher con il governo Gentiloni, non è stato più adottato un meccanismo semplice e agevole per favorire il lavoro regolare”, spiega la sindacalista.

E, in merito alla riforma strutturale del lavoro “essa dovrà prevedere garanzie sia per i lavoratori che per i datori di lavoro. Per questo occorre intervenire – conclude Papaleo – con misure efficaci per garantire da un lato chi svolge un lavoro discontinuo e parziale, e dall’altro adottare un programma che alleggerisca il cuneo fiscale e renda più competitivo il lavoro stabile a tempo indeterminato. Infine serve una battaglia seria contro ‘dumping contrattuale’ che altera la concorrenza fra le imprese danneggiando lavoratrici e lavoratori”.

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