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Sardegna. Energia e industria, la Cisl: «Serve una politica industriale unitaria per occupazione e competitività»

6 Luglio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. Energia e industria, la Cisl: «Serve una politica industriale unitaria per occupazione e competitività»

6 Luglio 2026 | Dai Territori > Sardegna

L’energia e l’industria rappresentano oggi la principale sfida strategica per il futuro della Sardegna. Per la CISL Sarda, le trasformazioni in atto – dalla transizione energetica ai nuovi scenari economici e geopolitici – impongono una visione capace di tenere insieme lavoro, politica industriale, innovazione, ricerca, infrastrutture e coesione territoriale.

La sfida che l’Isola ha davanti non riguarda soltanto il suo sviluppo, ma investe direttamente la competitività del sistema produttivo italiano, la sicurezza energetica del Paese e i ruolo che l’Italia intende svolgere nel Mediterraneo.

L’industria continua a rappresentare una leva fondamentale per creare occupazione stabile e qualificata, sostenere la competitività delle imprese e offrire ai giovani concrete opportunità di futuro.

Eppure i numeri restituiscono il progressivo ridimensionamento del comparto nell’Isola: nel 2025 gli occupati nell’industria in senso stretto sono circa 53 mila, pari a poco più del 9% dell’occupazione regionale, mentre la media nazionale si attesta intorno al 19%.

Un divario che, secondo la CISL, rende non più rinviabile una nuova stagione di politica industriale.

«Per la CISL Sardegna la questione industriale non può più essere affrontata come una sommatoria di crisi aziendali o territoriali. Deve essere considerata una questione nazionale che riguarda l’autonomia produttiva, energetica e tecnologica dell’Italia e che necessita quindi di una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali.

La Sardegna dispone di asset industriali, logistici e scientifici che possono renderla uno dei protagonisti della nuova politica industriale italiana ed europea», dichiara il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda.

È necessario quindi superare definitivamente la logica della gestione delle singole emergenze e affrontare in maniera unitaria tutte le principali vertenze industriali dell’Isola.

Per il Sulcis significa accelerare le soluzioni per il polo metallurgico, garantendo prospettive produttive a Portovesme Srl, Eurallumina e Sider Alloys, accompagnando la riconversione della centrale Grazia Deledda con un progetto industriale capace di assicurare continuità produttiva e occupazionale e consolidando le prospettive di sviluppo di RWM all’interno di una strategia complessiva per il territorio.

Per il Nord Sardegna è indispensabile che il Governo convochi rapidamente la Cabina di regia nazionale sulla chimica verde, coinvolgendo ENI, Versalis, Matrìca, Regione e parti sociali, per definire un piano industriale credibile che rilanci il polo di Porto Torres, accompagni la riconversione produttiva e restituisca prospettive certe ai lavoratori e all’intero territorio.

Ugualmente strategica è l’area metropolitana di Cagliari, dove è necessario costruire una politica di rilancio che valorizzi Macchiareddu, il Porto Canale, la logistica, la manifattura e i servizi avanzati, affrontando con decisione le vertenze di Fluorsid, Bekaert e Tiscali, creando le condizioni per attrarre nuovi investimenti produttivi.

Resta inoltre prioritario il completamento del percorso di rilancio della Keller, quale presidio industriale strategico per il Medio Campidano.

In questo quadro assume un ruolo centrale anche la transizione energetica.

Per il sindacato la piena attuazione del DPCM Energia Sardegna rappresenta un passaggio decisivo per ridurre il costo dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e garantire condizioni favorevoli al rilancio produttivo dell’Isola.

Da qui la richiesta a Governo, Regione, SNAM e ai soggetti attuatori di definire un cronoprogramma pubblico e verificabile per la realizzazione delle infrastrutture previste, assicurando tempi certi e il pieno coinvolgimento delle parti sociali.

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