«Le province di Treviso e Belluno rappresentano bene alcune contraddizioni e potenzialità dell’Italia di oggi: da una parte, abbiamo una delle aree manifatturiere più dinamiche d’Europa – con distretti industriali, filiere export, piccola e media impresa diffusa, capacità imprenditoriale e innovazione – sottoposta a stress non indifferenti dalle dinamiche in atto. Dall’altra, una provincia montana straordinaria per qualità ambientale e coesione sociale, che vive problemi strutturali noti: lo spopolamento, la difficoltà di mantenere servizi di prossimità, infrastrutture e collegamenti spesso insufficienti, un mercato del lavoro che in alcune filiere mostra segnali di fragilità».
Lo ha dichiarato la segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, a Feltre, concludendo il Consiglio generale della Cisl Belluno Treviso. Nel suo intervento, Fumarola ha richiamato anche le principali criticità che interessano il territorio, soffermandosi sulle vertenze aperte: «Le vertenze aperte in questi territori – penso ad esempio alla situazione dello stabilimento Hydro di Feltre – ci ricordano quanto sia importante difendere e rilanciare la presenza industriale in zone del nostro paese che non possono permettersi processi di desertificazione produttiva.
«Non possiamo ignorare il tema dell’attrattività complessiva di queste comunità: casa, servizi sanitari, mobilità, infrastrutture, opportunità di lavoro di qualità. Perché vivere e lavorare in montagna deve restare una scelta possibile, non diventare un sacrificio».
Ampio spazio è stato dedicato anche alla condizione economica di lavoratori e pensionati: «Sappiamo bene che il potere d’acquisto dei lavoratori è stato eroso in modo significativo negli ultimi anni, mentre l’aumento del costo della vita ha colpito duramente famiglie e pensionati. Nello stesso tempo si affaccia all’orizzonte un’altra sfida enorme: quella demografica, con una prospettiva di forte riduzione della forza lavoro nei prossimi anni. Se non affrontiamo questa tendenza con politiche lungimiranti rischiamo un paradosso pericoloso: territori con imprese che cercano lavoro e non lo trovano, e comunità che perdono giovani, competenze e futuro.
Dove i lavoratori partecipano alle scelte delle imprese, le trasformazioni si governano meglio, la produttività cresce insieme alla qualità del lavoro e il conflitto sterile lascia spazio alla corresponsabilità. La legge 76 sulla partecipazione rappresenta da questo punto di vista un passaggio importante. Ma non può restare solo un principio. Deve diventare pratica concreta nelle imprese, nei territori, nei sistemi produttivi». Ha aggiunto la numero uno Cisl.












