Come da tradizione anche quest’anno, nella festa dei Santi Patroni di Brindisi, le riflessioni dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Intini hanno offerto “uno spazio di riflessione” alla città “per camminare insieme per il bene e la crescita della nostra comunità.”
E’ legittimo che la massima istituzione spirituale cattolica del territorio proponga riflessioni che, in senso evangelico e in coerenza con il magistero del Papa e dei vescovi, orientino al bene comune le comunità; ed infatti, come Cisl, interpretiamo questa premura paterna quale contributo ineludibile che apprezziamo, perché interpella tutti in maniera esigente.
Interpella la politica, la pubblica amministrazione, le parti sociali, le associazioni datoriali, il mondo della comunicazione, l’associazionismo sia laico che religioso, le stesse comunità ecclesiali chiamate a superare “abitudini e routine” giacché non estranee ai processi di coesione sociale, di formazione, di sostegno morale e non solo, di qualità della vita per tutte le fasce d’età.
Interpella, ovviamente, anche i cittadini singolarmente intesi “credenti e no” dei quali l’Arcivescovo richiama l’attenzione a non subire acriticamente una stagione culturale che intende anteporre il benessere personale e la felicità individuale a qualsiasi altra responsabilità.
L’antidoto a ciò diviene, dunque, che ciascuno maturi il senso di appartenenza alla comunità, dove le distinte diversità convergano, dove non ci siano circoli chiusi, dove ci sia un sforzo comune per una crescita e, persino, uno sviluppo “Made in Brindisi.”
Ebbene, noi abbiamo interpretato la sollecitudine dell’Arcivescovo come appello franco e sincero che certamente non sottovaluta lo sforzo, a volte titanico, delle istituzioni locali chiamate, in questa fase storica, a governare processi di transizione epocale che stanno pressoché azzerando modelli passati.
Quei modelli, cioè, che hanno, negli ultimi decenni, segnato profondamente i destini sociali, occupazionali, economici, produttivi, persino culturali di Brindisi.
Uno sforzo, questo, che accomuna e coinvolge anche le organizzazioni sindacali confederali e le associazioni datoriali ad ogni livello e, pertanto, aziende, lavoratrici e lavoratori dipendenti diretti e dei settori appalto e indotto, tanto nelle realtà industriali destinate alla de-carbonizzazione, quanto in quelle che cominciano a nascere nel contesto di un faticoso processo di reindustrializzazione del territorio.
Un processo che, probabilmente, tutti vorremmo più veloce, più visibile e, magari, già completato.
Ma certamente per Brindisi “la notte” potrebbe già star per finire, perché la città non è all’anno zero!
Non lo è anche perché, se in passato l’industria pesante ha, in qualche modo, contratto la possibilità di valorizzare le svariate potenzialità di sviluppo in settori come agricoltura, agroindustria, portualità, trasporti, blue economy, aeronautica, ricerca, infrastrutture materiali e immateriali, turismo, Ho.Re.Ca, accoglienza, ricettività anche nelle aree interne ecc. oggi operiamo e ci battiamo affinché le stesse potenzialità siano valorizzate contestualmente al processo di reindustrializzazione, con una strategia integrata ed in alcuni casi anche alternativa; e con l’auspicio di poter dire alle nostre giovani generazioni che restare qui non dovrebbe essere più una rinuncia ma una scelta.
Il confronto è aperto da tempo con il Governo e tra i segnali positivi che cogliamo non può essere sottovalutato, ad esempio, l’impegno acquisito al MIMIT per l’istituzione a Brindisi del Dipartimento di Ingegneria innovativa a cura di Unisalento, ovvero nuovi Its Academy e corsi di laurea aderenti alle nuove attività industriali.
L’Arcivescovo, chiudendo le sue “riflessioni” ha evocato più volte la parola “speranza” che è realtà assai più concreta di quanto possa apparire; perciò a noi della Cisl piace molto.
Per noi speranza vuol dire partecipazione, coesione, rispetto, pluralismo, accoglienza, unione, corresponsabilità, visione comune, dialogo, inclusione, capacità di fare sintesi tra diversità, come pure giustizia sociale, condivisione, con la consapevolezza che non c’è destino individuale che non dovrà essere contrassegnato dalla ricerca elevata e rigorosa del bene comune.








