Roma, 30 giugno 2016. “Mille assunzioni non bastano per rimettere in sesto il sistema giustizia e accelerare davvero i tempi dei processi. E servono più investimenti in formazione, produttività, strutture e strumenti di lavoro”. La Cisl-Fp interviene così sulle indiscrezioni di stampa in merito alle assunzioni che il governo si appresterebbe ad approvare al Ministero della Giustizia. “Serve un piano vero di rilancio che colmi tutte le 9mila carenze di organico della Giustizia e investimenti che consentano la velocizzazione del lavoro negli uffici. La priorità, non sono le norme, non sono gli aggiustamenti alle procedure processuali, ma la mancanza di personale amministrativo”. “Occorre ripartire da un nuovo assetto organizzativo, con più personale, e dall’innovazione dei processi lavorativi all’interno degli uffici giudiziari, da una seria rivisitazione degli spazi, delle strutture, di edifici troppo spesso inadeguati. Così come occorre dotare gli uffici di strumenti di lavoro al passo con le nuove esigenze e con la sfida di una Giustizia che dia risposte certe e in tempi rapidi”. “E poi bisogna scommettere sulla formazione e sulla produttività. Quella del Ministero della Giustizia, in termini di retribuzione accessoria, è la più bassa nel panorama della pubblica amministrazione. E il processo telematico non è stato accompagnato né da programmi formativi, né dall’adeguamento di computer, scanner, stampanti e reti informatiche”. “Se si vuol evitare che i provvedimenti dei giudici rimangano fermi nelle cancellerie e che migliaia di procedimenti muoiano prescritti sugli scaffali di questi uffici, occorre ripartire dalla valorizzazione delle competenze e delle professionalità interne, anche attraverso un rinnovo di contratto atteso da ormai 7 anni, e tornare finalmente ad assumere tanti giovani preparati e motivati che vogliono lavorare al servizio del Paese e delle comunità”.
Giustizia. Cisl Fp: “Mille assunzioni non bastano. Servono investimenti su personale e strumenti di lavoro”
Giustizia. Cisl Fp: “Mille assunzioni non bastano. Servono investimenti su personale e strumenti di lavoro”
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