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Metalmeccanici. Beko, Fim Cisl: allarme su investimenti e occupazione

29 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Metalmeccanici. Beko, Fim Cisl: allarme su investimenti e occupazione

29 Luglio 2026 | Categorie ed Enti CISL

Il Coordinamento Nazionale Fim-Cisl, in vista dell’incontro Ministeriale del 1° ottobre, si è confrontato sullo stato di implementazione del piano industriale 2025-27 Beko Italy definito nell’accordo quadro del 14 aprile 2025 sottoscritto al MIMIT.

Si riscontrano gravi carenze industriali in tutti gli stabilimenti: i volumi produttivi previsti dagli obiettivi del budget 2026 sono inferiori di circa il 25% rispetto alla capacità degli impianti e la proiezione di chiusura produttiva del 2026 è meno 15% rispetto allo stesso budget.

I dati più preoccupanti emergono dall’area considerata strategica per l’intero gruppo Beko-Arcelik, l’area cosiddetta “cottura”.

Nelle fabbriche forni e microonde di Cassinetta (VA), dove il piano prevedeva risultati importanti già dal 2026, c’è un calo medio tra il 13% e 15%.

A Melano (AN), fabbrica dei piani cottura, la proiezione è di meno 10% rispetto agli obiettivi di budget, già sottodimensionati rispetto ad una saturazione degli impianti.

Le giornate di cassa del primo semestre rimangono ancora alte, nonostante le molte uscite lavorative volontarie.

In questi siti i lavoratori maggiormente esentati dalla prestazione lavorativa sono quelli con limitate capacità lavorative, una situazione non accettabile più volte denunciata dalle Rsu degli stabilimenti.

Anche Comunanza (AP), fabbrica delle lavatrici, l’utilizzo della Cassa Integrazione pesa, da inizio anno già per 34 giornate.

La Fabbrica dei frigo a Varese mantiene gli obiettivi di budget.

Rispetto al polo impiegatizio di Fabriano (AN), il progressivo ridimensionamento degli staff di Ricerca e Sviluppo e delle funzioni strategiche ha determinato un significativo depotenziamento del centro direzionale.

L’unica realtà che oggi presenta prospettive di consolidamento è il Contact Center.

Permangono tuttavia circa 90 impiegati che, non avendo aderito al piano di uscite incentivate, restano ancora coinvolti nel percorso di cassa integrazione, vivendo una situazione di forte incertezza occupazionale e professionale.

La parziale saturazione degli impianti e la conseguente mancata crescita dei volumi è riconducibile in parte al calo della domanda che colpisce il settore del bianco europeo, 7 milioni di grandi elettrodomestici venduti in meno nel 2025 rispetto al 2021, ma anche al mancato rilancio della gamma dei prodotti a listino.

Gli investimenti, rispetto ai 300 milioni definiti nell’accordo quadro 2025, risultano parziali a quasi un anno dal termine della vigenza dell’accordo.

Nello stabilimento di Cassinetta (VA) siamo all’incirca a metà dei 136 milioni previsti, a Melano (AN) risultano 14 milioni dei 62 milioni definiti nell’accordo, a Comunanza (AP) il dato più preoccupante, meno di 1 milione di euro impiegato rispetto ai 15 milioni previsti dal Piano 2025-27.

Anche nello stabilimento logistico di Carinaro (CE) gli investimenti strutturali latitano.

La grave carenza di investimenti si riscontra nello scarso sviluppo di nuovi prodotti in tutti i settori.

Dagli stabilimenti emerge anche una maggiore attenzione ai prodotti di marchio Beko rispetto a quelli di marchio Whirlpool (che hanno una maggiore marginalità).

E’ conseguente alla recente acquisizione del 25% delle quote azionarie Whirlpool della compagine turca?

Anche il trasferimento di produzioni da altri stabilimenti del Gruppo turco in quelli italiani risulta modesto.

Rispetto allo stabilimento di Siena, dagli incontri avuti nell’ultimo mese con le istituzioni locali emerge che nel prossimo autunno ci potrebbero essere sviluppi del processo di reindustrializzazione, con impegni tecnici rispetto ai tempi di realizzazione.

Ribadiamo che il perimetro occupazionale da recuperare è di 300 posizioni, dato degli occupati all’annuncio della dismissione produttiva nel 2024.

Il piano firmato nel 2025 dalle parti sindacali aveva come primo obiettivo una risposta di sostegno sociale soprattutto ai territori occupazionali più fragili come le Marche e la provincia di Caserta.

L’atteggiamento rinunciatario del management Beko sta facendo riaffiorare una forte preoccupazione sociale.

Al tavolo ministeriale del 1° ottobre il management di Beko Italy dovrà presentare un piano dettagliato per il completamento del piano industriale definito dall’accordo 2025, con i tempi di implementazione degli investimenti, del lancio di nuovi prodotti valorizzando i marchi storici attualmente in portafoglio e del conseguente mantenimento occupazionale evitando prolungati periodi di cassa integrazione.

Il Governo dovrà presentare azioni di politica industriale a sostegno del settore come richiesto da tempo da Fim, Fiom Uilm.

L’accordo del 14 aprile 2025 firmato al MIMIT prevede un piano di trasformazione industriale nel triennio 2025-27, sostenuto da importanti investimenti volti alla modernizzazione e al miglioramento dei siti industriali, impiegando 300 milioni di euro.

Come già detto nell’incontro al MIMIT il 28 aprile scorso questi obiettivi rimangono ancora dei propositi, il salto di qualità nel processo e nei prodotti funzionali all’aumento dei volumi di vendita non vi è stato.

tesseramento 2026

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