Il lavoro femminile in Sardegna continua a rappresentare uno dei punti più fragili del sistema economico e sociale regionale. Una criticità nota, ma che oggi assume un significato diverso: non è solo un indicatore sociale, è la misura della capacità dell’Isola di restare competitiva nel contesto nazionale ed europeo.
«Dentro questa fragilità, il divario di genere è uno degli elementi più evidenti e strutturali», dichiara Federica Tilocca, Segretaria Confederale CISL Sarda. «Secondo i dati ISTAT 2025, in Sardegna il tasso di occupazione femminile si attesta intorno al 52,4% contro il 56,5% nazionale. Ancora più significativo è il gap occupazionale con gli uomini, che supera i 14 punti percentuali (50.5% donne contro 64.7% uomini)».
Questo divario non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: le donne sarde lavorano meno e, quando lavorano, spesso lo fanno in condizioni più fragili. Il part-time involontario femminile raggiunge il 23.4%, tra i più alti d’Italia, mentre la retribuzione oraria media è più bassa rispetto agli standard nazionali.
«A pesare è anche l’area dell’inattività: il 44.5% delle donne in età lavorativa non cerca più lavoro. Questo dato è particolarmente rilevante perché segnala non solo disoccupazione ma l’uscita dal mercato del lavoro, spesso legata alla mancanza di servizi» prosegue la Segretaria.
Il quadro è coerente con quanto emerge dal report BES 2025 Sardegna, che evidenzia livelli di benessere inferiori alla media nazionale nel dominio “lavoro e conciliazione dei tempi di vita”.
Dentro questo scenario si inserisce il tema della denatalità, che in Sardegna assume ormai dimensioni strutturali. Sempre più spesso la scelta di non avere figli o di rinviare la maternità non nasce da una libera decisione, ma dall’assenza di condizioni economiche, lavorative e sociali adeguate. Precarietà occupazionale, salari insufficienti, difficoltà nell’accesso ai servizi e scarsità di strumenti di conciliazione finiscono per scaricare sulle donne il peso maggiore della cura familiare.
«Quando una donna è costretta a scegliere tra occupazione e maternità, significa che il sistema non sta funzionando. E il problema riguarda l’intera comunità» sottolinea Tilocca.
A confermare le difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita familiare sono anche i dati contenuti nella Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri dell’Ispettorato del Lavoro. Nel 2024 oltre 42 mila dimissioni hanno riguardato lavoratrici madri, pari al 70% del totale. Tra le motivazioni prevalgono le difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura dei figli, spesso legate alla carenza di servizi per l’infanzia, agli orari di lavoro incompatibili con la vita familiare e all’assenza di reti su supporto.
«Questi numeri non rappresentano un destino, ma un segnale chiaro», sottolinea Tilocca. «Ci dicono che il Paese e la Sardegna hanno bisogno di investimenti più profondi, mirati e coraggiosi».
La CISL Sardegna ritiene che dalle prossime leggi regionali di finanza pubblica debba arrivare un intervento ancora più deciso e strutturale. Le scelte di bilancio non possono limitarsi e compensare le emergenze: devono orientare lo sviluppo, sostenere i servizi alla persona, rafforzare le politiche attive, incentivare la stabilità e la qualità del lavoro.
«È nelle norme e negli atti che si misura la volontà politica di ridurre i divari e di costruire un futuro più equo», aggiunge la Segretaria.
Dove si investe in servizi, formazione, innovazione e contrattazione di qualità, l’occupazione cresce. Dove si costruiscono alleanze tra istituzioni, parti sociali e territori, le disuguaglianze si riducono.
Per la CISL, tutto funziona meglio se si dà spazio alla partecipazione. La Sardegna può e deve essere parte di questo percorso. Serve una visione condivisa che metta al centro le persone, valorizzi le competenze, sostenga la conciliazione e apra spazi di protagonismo alle donne.
«Come CISL Sardegna continueremo a lavorare per questo. Con determinazione, con responsabilità, con la convinzione che il futuro dell’Isola passa da qui: dal lavoro di qualità, dal lavoro che include, dal lavoro che dà dignità», conclude Tilocca.
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