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Lavoro. Pirulli: «Neet in calo, ma donne e Mezzogiorno restano i settori e le aree più fragili. Oltre il 60% cerca lavoro: servono risposte più mirate e rapide»

25 Giugno 2026 | In Evidenza

Lavoro. Pirulli: «Neet in calo, ma donne e Mezzogiorno restano i settori e le aree più fragili. Oltre il 60% cerca lavoro: servono risposte più mirate e rapide»

25 Giugno 2026 | In Evidenza

«I Neet diminuiscono, ma il fenomeno resta ancora troppo concentrato tra le donne, nel Mezzogiorno e nelle fasce giovanili più adulte. È un segnale positivo, ma non sufficiente: l’attenzione deve restare alta e le politiche pubbliche devono diventare più mirate, più rapide, più efficaci».

E’ quanto dichiara il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, sottolineando come l’indagine Inapp sui Neet confermi le principali tendenze già evidenziate dai dati Istat.

«I giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano sono oggi il 13,3%, quasi la metà rispetto al 25,7% registrato nel 2015. Un calo importante, che tuttavia non cancella forti divari territoriali e di genere: l’incidenza sale infatti al 14,9% tra le donne, contro l’11,8% degli uomini, e raggiunge il 20,2% nel Mezzogiorno, a fronte dell’8,7% del Nord», rileva Pirulli.

«C’è poi un dato che ribalta molti stereotipi: oltre il 60% dei Neet cerca attivamente lavoro. Non siamo davanti a una generazione rassegnata o disinteressata, ma a un grande patrimonio di energie, competenze e disponibilità che il Paese non può permettersi di disperdere. Tanto più in una fase in cui la domanda delle imprese resta elevata e quasi una posizione su due incontra difficoltà di reperimento».

Per Pirulli, «le politiche per i Neet non possono essere uniformi. Servono risposte differenziate, capaci di leggere le diverse condizioni di partenza: formazione mirata per chi ha titoli di studio deboli o troppo generici, percorsi rapidi di inserimento dopo la scuola, orientamento efficace, salari più attrattivi, strumenti di conciliazione per i carichi di cura che ancora penalizzano soprattutto le giovani donne», aggiunge il sindacalista della Cisl.

«Un dato pesa più di tutti: il 28,8% delle persone in condizione di Neet ha nella famiglia l’unica fonte di reddito, mentre il 39% non dichiara alcuna entrata. La famiglia continua a essere un ammortizzatore sociale prezioso, ma non può sostituire politiche attive vere, capillari e continuative . Per questo — conclude Pirulli — occorre rafforzare l’azione pubblica, investire nei servizi per il lavoro, rendere più efficace il raccordo tra scuola, formazione e imprese, e valorizzare pienamente il ruolo dei fondi interprofessionali contrattuali. Ridurre i Neet significa non solo aumentare l’occupazione giovanile, ma restituire futuro, autonomia e partecipazione a una parte decisiva del Paese».

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