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Umbria. Salute e sicurezza sul lavoro: buone prassi di Cgil Cisl Uil

21 novembre 2017. Attraverso un’azione comune “efficace, partecipata e diffusa” si possono prevenire gli incidenti e gli infortuni mortali sul lavoro. Così Cgil Cisl Uil dell’Umbria in un comunicato congiunto per la presentazione delle buone prassi per la salute e sicurezza sul lavoro. “Questo -proseguono i sindacati-  nella consapevolezza delle difficoltà da affrontare in un contesto, come quello dell’Umbria, dove una parte importante del sistema produttivo è composto da micro e piccole imprese.

Cinque i focus di azione di intervento che sono stati illustrati nel corso dell’assemblea regionale sulla sicurezza sul lavoro di Rls e Rlst, che si è tenuta oggi 21 novembre a Pantalla, ed enucleate in un documento unitario sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil. All’incontro, che è stato presieduto da Francesca Fiorucci (Uil Umbria) e introdotto da Vasco Cajarelli (Cgil Umbria), sono intervenuti Cinzia Frascheri (responsabile nazionale Cisl Salute e Sicurezza sul lavoro) e rappresentanti del coordinamento regionale salute e sicurezza, Medicina del Lavoro Asl1, Rls/Rlst di Cgil, Cisl e Uil.  “La situazione è preoccupante – ha affermato Cajarelli- dall’inizio del 2017 a oggi gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 11 nella provincia di Perugia e 3 in quella di Terni. Le malattie professionali, in crescita rispetto al passato, quest’anno hanno censito 1406 lavoratori, mentre le denunce per infortuni nel 2016 sono state 11.253. Ciò in un contesto dove, a causa della crisi ma anche delle condizioni materiali lavorative, della crescente precarietà e dell’aumento dell’età pensionabile, l’attenzione per i temi della salute e sicurezza appare diminuita”.I sindacati quindi chiedono una strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, “in quanto l’Italia – è stato sottolineato da Cgil, Cisl e Uil- è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non averne ancora una. Ed è l’unico che non l’ha mai avuta”.Anche alla luce di questo, i rapporti con le istituzioni (Regioni, Inail, Servizi di prevenzione e vigilanza) divengono strategici, soprattutto a livello locale. “Per una fattiva opera di prevenzione –si legge nel documento unitario-devono essere messe in atto le sinergie possibili tra tutti gli attori della prevenzione, istituzionali e delle parti sociali”.Sul tema della salute e sicurezza, per Cgil, Cisl e Uil rimane centrale il ruolo della contrattazione, ma anche quello della rappresentanza. “Garantire la presenza certa di Rls e Rlst in tutti i luoghi di lavoro – è stato detto- deve essere una priorità nell’azione sindacale”. Così che i sindacati sono tornati a chiedere con forza e urgenza la costituzione del Fondo di sostegno alla rappresentanza e pariteticità.Per quello che riguarda la prevenzione, Cgil, Cisl e Uil demandano ai Patronati la centralità dell’azione. “Occorre –hanno spiegato- che si intervenga elaborando proposte concrete per rendere più facile la collaborazione fra categorie, patronato, Rls/Rlst. Proposte di ordine formativo, elaborazione di progetti sperimentali territoriali, progetti relativi a specifici territori o filiere o siti”.A concludere i lavori è stato Angelo Colombini, segretario nazionale confederale Cisl, che ha sottolineato come “il ruolo degli Rls deve essere visto sempre di più come una risorsa in quanto attore nella prevenzione”. Per quello che riguarda il rapporto degli Rsu e degli Rls, per il segretario della Cisl, questo deve andare oltre la contrattazione salariale e deve essere funzionale al rilancio degli investimenti su impianti e macchinari, in modo da ridurre il più possibile infortuni e tenere in considerazione le questioni ambientali. “Le produzioni – ha quindi definito- devono tenere conto della qualità del prodotto e del manufatto per prevenire le malattie professionali gravi, come quelle che hanno portato alla morte per amianto”.    

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